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Ingenuità
27 January 2006 @ 16:11

Ingenuità

Il Sole, quell’adorabile sfera multicolore che ci nutre di calore e ci da vita, che persino ci fa sembrare più belli (secondo le mode di questo tempo), quell’eccentrica palla infuocata, che cambia persino forma ai nostri occhi mentre le giriamo intorno, cosi affascinante e misteriosa da essere stata scambiata per dio nei secoli passati, quell’immensa fornace naturale, che sempre brucia, anche quando qui tra i mortali si è col cappotto sotto miliardi di fiocchi di neve e nuvole spesse come mattoni, colui che illumina, che è metafora di vita, di chiarezza, di ispirazione, l’incubo dei vampiri, quindi scacciatore di male, rasserenatore di bimbi impauriti, medico della crescita, rinforzo per le ossa, stimolante di sostanze chimiche antidepressive, padre di foglie, piante, alberi, fiori, amico delle lucertole, indispensabile insomma a tutti, lui, un dì, morirà.

Il Sole ha circa cinque miliardi di anni.
E prima che muoia ne dovranno passare altrettanti cinque, cari miei.

Insomma il Sole è più o meno a metà della sua vita.
Come tutte le altre stelle che il nostro Universo ospita benevolmente, anche Lui produce calore grazie alla combustione (idrogeno) che ad altissime temperature si trasforma in elio.

Un giorno l’idrogeno finirà, (esattamente come il petrolio) ed il “Sole che sta ‘n fronte a mmeeeeee!!” per varie ragioni immodificabili si “gonfierà” per poi esplodere a tal punto da inglobare la Terra, incontrando inevitabilmente la nostra orbita.

Quel giorno noi saremo ancora abitanti del pianeta?
Ovviamente non lo so. Io, Walter e Ballo di sicuro no. Magari voi si, chi può dirlo, niente è dimostrabile o indimostrabile fino all’ultimo millesimo di secondo.
Ed è per questo che alcune cose per me sono importanti, perchè la vita è la più grande scommessa alla quale possiamo decidere di partecipare.


Quello per cui scrivo è lo strano rapporto che esiste fra la scienza, e la filosofia. E’ un rapporto difficile, che da sempre crea forte distacco fra le persone, che ha seminato e continua a seminare morte.
Pensate forse che i contrasti fra le culture odierne non nascano anche da questo difficile rapporto?

Quando si immagina uno scienziato, uno studioso dell’astro, o qualsiasi altro genere di uomo o di donna dedito o dedita in modo approfondito alla conoscenza di fatti reali che interessano l’Universo (o il "Multiverso", nel caso ce ne fossero di più, con caratteristiche e leggi diverse), la nostra fantasia, ben educata, disegna bipedi in camice bianco, occhialuti, brizzolati e molto seriamente concentrati sui calcoli, sulle distanze, sui numeri.

In effetti è cosi perchè la scommessa della scienza moderna che si interessa di stelle, di pianeti, di universi, di multiversi, ha posto come primo interesse lo spazio e il tempo.

Della serie: “per prima cosa scopriamo quanto dista da noi e quando è successo”.
E per questo hanno la mia più grande ammirazione.
Voi pensate... da quelle palline bianche, inferme e luminose come piccolissimi fari di porti lontanissimi, che hanno fatto sognare e innamorare milioni di esseri umani e poeti di ogni tempo, qualcuno è riuscito ad estrapolare una data di nascita, una distanza, e persino a capire cosa c’è al loro interno!!
(Come fanno gli scienziati a sapere cosa c’è dentro le stelle, fino al loro nucleo? Io lo trovo straordinario.)
Ma la scoperta ci fa sentire cosi insulsi e deboli, fragili come foglie secche: le stelle, cosi piccole in cielo, sono tanto più grandi di noi nella realtà.

Il rapporto che c’è tra filososfia e scienza è questo. Grazie allo studio di queste persone, a chi ha capito e spiegato, grazie all’amore di qualcuno per qualcosa che è cosi lontano da noi, persone di diverse razze e culture si sono elevate al di sopra delle grandezze, o degli spazi del tempo, delle razze stesse alle volte!

E’ per questo che la conoscenza rende metaforicamente grandi.

Ed è per questo che fermarsi di fronte all’ignoranza, accontentarsi del vociare, ci fa cosi piccoli.

Si dice spesso che la mia generazione è la "generazione di internet", la generazione senza un volto, dalle mille maschere, la "generazione X", la generzione violenta, la generazione di disoccupati, la generazione senza valori.

In realtà siamo solo la generazione che essendo nata ben dopo quella notte d’estate del 1969 in cui l’Uomo atterrò per la prima volta sulla Luna, ha più di ogni altra generazione chiarissimo in testa, che in realtà, purtroppo, non è cambiato nulla. Questo ci fa più grandi e più piccoli, allo stesso tempo, rispetto alle generazioni passate.


La vera delusione però potrebbe essere doppia se non quadrupla nel caso in cui... http://www.filmpoint.it/news/luna/luna.asp