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Roma
21 January 2006 @ 20:08
Roma
Roma. Atterrato da poco sono strabiliato da quanto mi è mancata l'Italia.
New york è cosi bella e ricca! E fa di tutto, ce la mette davvero tutta per non farti guardare indietro. Ed è giusto cosi.
L'America è una terra di approdi, di sbarchi. E' stata ed è tutt'ora la terra dei sogni, delle scommesse umane, professionali, personali. E' giusto che sia cosi, che non lasci tempo e spazio per i ricordi, per le nostalgie. Ti cattura, come una trappola perfetta, ti conquista come il Milan di Sacchi con le coppe Campioni. Ti vuole e non vuole tu te ne vada. Gli servi. Servono a Lei (maiuscolo) i tuoi sogni, le tue scommesse con te stesso.
E' una città, New York, che ti offre molte, ti ospita e ti dice tante cose, ti racconta favole e ti scuote. Se manchi ti cerca, ti viene a cercare.
Non vuole tu te ne vada.
Ma..
...tornare a casa è un' altra storia.
Sono a Roma. Il cielo è chiaro, come il più classico "bel tempo invernale".
Un uomo con tanti capelli ben pettinati mi porta dall'aereoporto all'Hotel, mi aiuta a caricare i bagagli e il suo sorriso mi racconta più cose di qualsiasi smorfia ruffiana di qualsiasi impiegato americano in cerca di una mancia in cambio della sua gentilezza.
Ho incontrato in aereo Dario Argento, Ettore Scola e Paolo Virzì.
Dario Argento mi ha chiamato dicendomi che "PadreMadre" gli è piaciuta tantissimo, che lo ha commosso, e mentre lavorava a "Il cartaio" costringeva tutta la troupe ad ascoltarla durante le pause.
Io avrei voluto dirgli che avevo visto tutti i suoi film ma non è vero. Perchè ho talmente paura che i mostri esistano per davvero che non credo mi sia utile incontrarli nei film.
Però mi ha dato l'impressione di essere una persona buona, ben fatta, come mio padre. Tanto è vero che aveva due pacchi enormi incartati a regalo: "Sono per mia moglie e mia figlia!" mi ha detto con la voce di un narratore.
Mi ha chiesto cosa fossi andato andato a fare a New York. "Il video del nuovo singolo" gli ho detto, prima di aggiungere scherzando "...e a trovare una ragazza a cui voglio bene! Sai non si fa nulla per nulla!"
"No, si fanno tante cose per nulla!". Mi ha risposto.
E come è vero. E come lo so bene!
E' la prima cosa che mi ha detto un italiano appena atterrato in Italia, e ne sono felice, poichè New York, che già avevo visto l'anno scorso, mi ha dato l'impressione opposta.
L'uomo ben pettinato che mi ha accolto sul taxi mi ha lasciato fumare in macchina, e chiacchierando l'ho scoperto ridere delle sue disgrazie più di una volta. Anzi, sorridere. E questo, dopo 5 giorni a New York, mi ha colpito.
Sono cosi dolci gli uomini Italiani, mentre si rallegrano della propria salute, senza occuparsi troppo di quello che dovrebbe (più o meno) essere deciso solo dal destino.
E allora è vero che sono di nuovo a casa. Tra verdure grigliate che ti sorridono perchè nate e cresciute nei campi, e non in laboratorio, nè pompate per essere grandi come i grattacieli.
E' vero che sono in Italia, con la camicia ed il maglione, davanti ad una collina che l'inverno ha colorato del colore dei miei occhi, tra il verde e l'arancione.
E' vero che sono in Italia, dove al telefono ancora non ti risponde "una" robot, ma una signorina dalle curve mozzafiato, e se non ha le curve mozzafiato che importa, l'importante è che prima di dormire, sotto le coperte, parli con me, della vita, del perchè di tanta gioia e di tanto dolore.
La mia professoressa di matematica delle Superiori (era molto brava lo ammetto), un giorno, di fronte alla mia continua insistenza riguardo alla possibilità di occupare alcune lezioni nella "ricerca" cosa ci fosse nel cuore dei suoi alunni, al mio tentativo di (con)vincerla a rinunciare a due delle sue lezioni settimanali per sostituirle con temi liberi, con scrittura libera, mi rispose:
"Cremonini! La prego! Non "facciamo poesia!"
Ma come non posso!? Se la poesia è tutta intorno a me!
Stasera in radio con Mollica, domani Bologna col mio babbo, poi domenica "Quelli che il calcio" e poi chissà..
I'm back baby!
Cesare
New york è cosi bella e ricca! E fa di tutto, ce la mette davvero tutta per non farti guardare indietro. Ed è giusto cosi.
L'America è una terra di approdi, di sbarchi. E' stata ed è tutt'ora la terra dei sogni, delle scommesse umane, professionali, personali. E' giusto che sia cosi, che non lasci tempo e spazio per i ricordi, per le nostalgie. Ti cattura, come una trappola perfetta, ti conquista come il Milan di Sacchi con le coppe Campioni. Ti vuole e non vuole tu te ne vada. Gli servi. Servono a Lei (maiuscolo) i tuoi sogni, le tue scommesse con te stesso.
E' una città, New York, che ti offre molte, ti ospita e ti dice tante cose, ti racconta favole e ti scuote. Se manchi ti cerca, ti viene a cercare.
Non vuole tu te ne vada.
Ma..
...tornare a casa è un' altra storia.
Sono a Roma. Il cielo è chiaro, come il più classico "bel tempo invernale".
Un uomo con tanti capelli ben pettinati mi porta dall'aereoporto all'Hotel, mi aiuta a caricare i bagagli e il suo sorriso mi racconta più cose di qualsiasi smorfia ruffiana di qualsiasi impiegato americano in cerca di una mancia in cambio della sua gentilezza.
Ho incontrato in aereo Dario Argento, Ettore Scola e Paolo Virzì.
Dario Argento mi ha chiamato dicendomi che "PadreMadre" gli è piaciuta tantissimo, che lo ha commosso, e mentre lavorava a "Il cartaio" costringeva tutta la troupe ad ascoltarla durante le pause.
Io avrei voluto dirgli che avevo visto tutti i suoi film ma non è vero. Perchè ho talmente paura che i mostri esistano per davvero che non credo mi sia utile incontrarli nei film.
Però mi ha dato l'impressione di essere una persona buona, ben fatta, come mio padre. Tanto è vero che aveva due pacchi enormi incartati a regalo: "Sono per mia moglie e mia figlia!" mi ha detto con la voce di un narratore.
Mi ha chiesto cosa fossi andato andato a fare a New York. "Il video del nuovo singolo" gli ho detto, prima di aggiungere scherzando "...e a trovare una ragazza a cui voglio bene! Sai non si fa nulla per nulla!"
"No, si fanno tante cose per nulla!". Mi ha risposto.
E come è vero. E come lo so bene!
E' la prima cosa che mi ha detto un italiano appena atterrato in Italia, e ne sono felice, poichè New York, che già avevo visto l'anno scorso, mi ha dato l'impressione opposta.
L'uomo ben pettinato che mi ha accolto sul taxi mi ha lasciato fumare in macchina, e chiacchierando l'ho scoperto ridere delle sue disgrazie più di una volta. Anzi, sorridere. E questo, dopo 5 giorni a New York, mi ha colpito.
Sono cosi dolci gli uomini Italiani, mentre si rallegrano della propria salute, senza occuparsi troppo di quello che dovrebbe (più o meno) essere deciso solo dal destino.
E allora è vero che sono di nuovo a casa. Tra verdure grigliate che ti sorridono perchè nate e cresciute nei campi, e non in laboratorio, nè pompate per essere grandi come i grattacieli.
E' vero che sono in Italia, con la camicia ed il maglione, davanti ad una collina che l'inverno ha colorato del colore dei miei occhi, tra il verde e l'arancione.
E' vero che sono in Italia, dove al telefono ancora non ti risponde "una" robot, ma una signorina dalle curve mozzafiato, e se non ha le curve mozzafiato che importa, l'importante è che prima di dormire, sotto le coperte, parli con me, della vita, del perchè di tanta gioia e di tanto dolore.
La mia professoressa di matematica delle Superiori (era molto brava lo ammetto), un giorno, di fronte alla mia continua insistenza riguardo alla possibilità di occupare alcune lezioni nella "ricerca" cosa ci fosse nel cuore dei suoi alunni, al mio tentativo di (con)vincerla a rinunciare a due delle sue lezioni settimanali per sostituirle con temi liberi, con scrittura libera, mi rispose:
"Cremonini! La prego! Non "facciamo poesia!"
Ma come non posso!? Se la poesia è tutta intorno a me!
Stasera in radio con Mollica, domani Bologna col mio babbo, poi domenica "Quelli che il calcio" e poi chissà..
I'm back baby!
Cesare
