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"Maggese", com'e' nata la canzone...
16 December 2005 @ 11:40

"Maggese", com'e' nata la canzone...

"Maggese" è ormai da diverso tempo in radio ed il video passa spesso su Mtv, quindi, come lo è stato per "Marmellata #25", vorrei raccontarvela.

Era Novembre dello scorso anno, sei mesi dopo il viaggio purificatore in Argentina, quattro dall'abbandono dell'Erica, e poche settimane da quando la mia storia anti-depressione con Linda si era esaurita.
Ed il momento non era dei più facili.
L'uscita del disco si avvicinava, ancora non sapevo che avrei registrato tutte le canzoni in Inghilterra. Walter non era sereno, il che manda regolarmente me nel pallone, e l'ansia è nemica di tutto, anche della scrittura, ed era parecchio che non suonavo dal vivo, il che mi faceva incazzare parecchio.
Di buono c'era che avevo cominciato ad ascoltare Bob Dylan, traducendo tutti i suoi innumerevoli testi, il che aveva dato nuova linfa alla mia scrittura, tant'è vero che nei mesi precedenti avevo scritto una bella canzone su Bologna, "Le tue parole fanno male" e l'apprezzatissima "Dev'essere cosi'" che come sapete è stata suonata per la prima volta in Tour con la Telefilmonic Orchestra ma che sarà pubblicata nel prossimo album.

Il "40 Special Studio" era nato da poco, e ancora non avevo dimestichezza con l'ambiente, con le nuove strumentazioni, con un nuovo metodo di lavoro.
Il destino mi portò in quel periodo tra le braccia di una fatina che si chiama Patricia. Fu lei a portarmi a riva in quel momento in cui il mare si, era calmo, avevo anche una bella barca, ma mancavano i remi.

Poche settimane prima io, Walter, Patricia e Ballo andammo in Sardegna tre giorni a cercare l'ultimo sole autunnale.
E lo trovammo.
A me basta davvero poco per tornare in forma, ho tempi di reazione alle cose fulminei, e bastò Patricia ed il sole caldo e l'aria profumata della Sardegna per riaccendermi.

Era un pò di tempo che volevo scrivere una canzone sul tempo che passa, sulle stagioni, sui colori e le sfumature che determinano i passaggi della vita, che è metaforicamente simile al cambiamento delle stagioni.

La buona Linda (con la quale ho comunque condiviso molta vita), aveva capito che la situazione non era più sostenibile, siccome io ero una specie di fantasma ormai senza volto, e decise di chiamarmi per dirmi (orgoglio) che era meglio finirla. Se avessi risposto a quella telefonata avrei detto: "Mi sembra giusto, stammi bene". Ma non risposi. Mi lasciò un messaggio in segreteria:

"Ce', io... credo... che... Ce... basta!....."

Ho creduto non servisse una mia telefonata per dire: "Cara Linda, penso che tu abbia ragione".

Forse sarebbe stato simpatico un telegramma: "Linda stop. Sono contento stop. Che la pensi stop. Come me stop."
Ma non sapevo a chi rivolgermi.
Cosi la storia fini' con un tranquillo e beato silenzio. Ma...

...dal pensiero di quella segreteria, mentre ero in Sardegna, la mia penna inziò il suo corso:

"...Settembre, tu mi hai lasciato con un messaggio, io non ti ho detto niente:
le cose giuste non hanno un gran bisogno di parole..."

Fino al ritornello l'ho scritta in Sardegna senza chitarra, come una piccola poesia.

Una volta tornato a Bologna aggiunsi un giro molto semplice che da un pò di tempo mi girava in testa, e la canzone iniziò ad avere una sua personalità, giocosa, ironica, ma non per forza leggera grazie a quel testo che man mano che passavano i mesi raccontava di come tutto cambia intorno a noi, nel bene e nel male, ma mentre il tempo passa, noi inseguiamo la stessa vita.

Patricia in tutti quei cambiamenti rappresentava un punto fermo, e lo rappresenta ancora anche adesso che non stiamo più insieme, a suo modo, e la mia vita di punti fermi, può sembrare strano che lo dica, ma ne ha ben pochi.

Per questo lo sviluppo naturale di quello che io chiamo "insegui ritornello" fu scrivere:

"...Dicembre, erano mesi che non usciva il sole,
è sempre cosi difficile - dicevi - l'Amore...
Cambieranno nome ma tu, mese dopo mese di più, sei presente!..."

Rimasi per qualche settimana, non più di un paio, con la canzone scritta fino a questo punto. Il fatto è che mi piaceva, e quindi non volevo chiuderla in fretta, volevo che mi rappresentasse in pieno, volevo che rimanesse fresca ma che non perdesse contenuto a causa di una rima buttata giù troppo in fretta.

In quel periodo mi presi due giorni di vacanza e andai con Patricia in montagna.
Durante il viaggio, io guidavo, lei mi leggeva alcune poesie che aveva scritto, fra cui una che mi colpì in particolar modo perchè era un pò quello che stavo vivendo io.
La poesia si chiamava "Maggese".

"Lascia la tua anima a Maggese"... come a dire: lascia che si depuri...
Era proprio quello che avevo vissuto dopo la storia con Erica, e che mi aveva permesso di innamorarmi di nuovo...

Tornato a casa scrissi il ritornello che finiva con:

"Ogni volta, ogni Maggese che ritorna a dar vita a un seme
sarà vita nuova, anche per me!"

E vai con le trombe!!