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Politeismo
08 December 2005 @ 18:05

Politeismo

Sono nato in una famiglia cattolica. Padre praticante. Madre cosi cosi.
Da quando mi chiamo Cesare, nome preso da mio nonno Cesarino, la mia personalità è stata forgiata come una scultura di marmo con lo scalpello della fede cattolica, la fede in Cristo.
Io sono convinto, sono certo, che la fede non ha bisogno di una storia credibile, per essere condivisa, nè praticata.
(E' credibile che Gesù sia venuto al mondo senza un rapporto tra la Vergine Maria e il buon Giuseppe? Forse è credibile, ma non c'è bisogno che io lo creda per accettarlo, e comunque mi immagino la faccia di Giuseppe quando l'ha saputo, in quella notte da lupi...)

Crescendo ho imparato a distinguere quelle che erano le assidue lezioni di catechismo, da quello che la religione è in realtà.
Crescendo sto imparando a distinguere il bene dal male, e ho scoperto che c'è del male anche dove la mia religione dice esserci solo del bene.
Crescendo ho imparato a godere del male se mi va, e del bene se mi garba. E ho compreso, molto in fretta, che la fede è un valore, un'opportunità. Probabilmente chi si definisce ateo, o agnostico o dir si voglia, dopo la sua morte non finirà all'inferno, perchè l'inferno, che bruciassi vivo all'istante e con me tutte le mie canzoni se mi sbaglio, non esiste.

Non sono nessuno per poter dire cosa c'è dopo la morte, non credo che l'uomo (e men che meno io) si debba impegnare, se non tramite l'arte, alla quale è concesso il prezioso diritto di indagare su tutto, essendo meglio di chi la crea, riguardo all'esistenza di Dio, all'esistenza della vita oltre la morte.
Credo invece che la fede, come potrebbe essere la stessa arte, sia un valore.
E credo che gli uomini, per essere "felici", e per felici intendo per arrivare alla fine della propria esistenza individuale in condizioni "decenti", debba farsene una ragione: senza valori, non si campa.

Credo infatti, che il vero inferno non esista una volta che il cuore ha smesso di battere ed il respiro si è spento. Penso che il vero tormento, la vera solitudine, lo strazio dell'anima (nella quale io credo fermamente), la disperazione degli inferi, la tortura che ci è stata raccontata come punizione per il fatti o i misfatti compiuti in vita, arrivi proprio durante la vita stessa.
E credo che questa sia la lezione di Cristo e della mia religione.

Prendo una frase a caso fra qulle che si leggono durante una messa, ed è firmata cosi: (Corinzi13,2). (nn chiedetemi chi siano i Corinzi perchè non ne ho idea, ma dubito siano delle RockStar..)

"E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla."

In questa frase c'è un messaggio ben più importante di quello retorico al quale siamo abituati fin da piccoli.
In altre parole io avverto, lo considero piuttosto originale: "anche se fossi Dio, cioè se Dio quindi non esistesse, ma non possedessi il valore della carità, se non lo facessi mio con gli anni, non sarei nulla."

Questo è l' inferno: scoprirsi nulla.

Conosco persone che si sono scoperte "nulla" sulla via del tramonto, ancor prima di potersi definire anziani, e sono persone che vivono il tormento di aver sprecato una grande occasione, la vita, un sorriso, la pace, la speranza, la fraternità, la carità, il perdono, preferendo l'illusione alla concretezza dei valori.
Ci sono persone che ancora non sanno che diventeranno "nulla" ma che guardandole, incapaci di affrontare sè stessi, nei loro occhi vedi già un princìpio di incendio, che diventerà un suicidio dell'anima, e, purtroppo per loro, non del corpo.

La parola illusione non può che rimandarmi alla vita moderna, stracolma di illusioni ed illusionisti.

La cosa buffa è che la ricerca della felicità è propria di ogni società, da sempre, sono i modi che cambiano.

Mio padre, persona che ha molto da insegnare in questo senso, oltre alla fede, (e non voglio dire che sia per forza quella cristiana e cattolica! Per fede come valore, intendo la capacità di guadare oltre il proprio naso), mi ha trasmesso altri valori.

Uno di questi è il sacrificio.
Brutta parola non è vero?
Eppure il sacrificio è una scatola, o almeno io la vedo cosi, molto grande, che ne contiene tante altre, altrettanto grandi, e che a loro volta ne contengono altre simili e cosi via.
E' come una cascata infinita e multicolore. Ogni valore, per quanto possa essere contestabile, o inaccettabile, contiene altri valori, ed è per questo che sono importanti.

Io credo che la fede sia un valore. Uno dei tanti. E che sia uno dei più grandi, poichè contiene dentro alla sua scatola altri grandi valori, come la famiglia, il perdono, la carità, il sacrificio ecc..ecc... ma credo anche che ne si possa fare a meno (in questo senso rifiuto "...o Cristo o niente..." di Giovanni Paolo II), e fare propri certi valori singolarmente, non lo trovo superficiale, anche se assomiglia a scegliere i gusti di un gelato. l'importante è che il gelato sia buono, perchè del cestino senza niente sopra non ce ne si fa molto, e non riempie neanche troppo.

Anche la musica è una valore/scatola.
Farlo proprio vuol dire anche far proprio il valore del sacrificio.
Chi non ne fa nel mondo della musica si scioglie come neve al sole.

Nel mio blog di ieri (dizionario) qualcuno ha frainteso le mie parole che erano volutamente autoironiche.
La famiglia, l'Amore, sono dei valori, (volevo dire), e come tali anch'essi ne prevedono altri da seguire se si vuole amare e se si vuole "famigliare"...
Uno di questi è il perdòno.

Non ho nulla ovviamente da insegnare a nessuno, le mie sono solo riflessioni.
Ma credetemi, senza valori, la strada è buia, e le luci che la illuminano sono solo illusioni.

Tornando alla religione credo che presto mischierò il mio animo cattolico con uno nuovo, in via di formazione, quello politeista.


...Good Night...