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Buongiorno Capitale!!
12 October 2005 @ 11:44
Buongiorno Capitale!!
Ho ancora nel cuore quella gioia.
Me la trascino dietro anche a costo di respirare un pò più lento.
Mi chiedo cosa devo avere di speciale io per meritarne cosi tanta di marmellata...!?
Ero strano prima dello show. Mi sentivo male. Mi si chiudevano gli occhi, avevo sonno, un sonno che assomigliava alla febbre.
Quando ti mancano le forze, e non stai in piedi, e capisci che hai sorpassato il limite, che devi sdraiarti e chiamare un medico e tutto andrà bene...
Camerino bianco, uno specchio, i miei amici che sono venuti a trovarmi, Patricia che mi accarezzava la testa, Ballo che ascoltava country e provava una tuta da sub strettissima, Claudio che scherzava. Poi Daddy "ACDC" mi ha messo le cuffie e il silenzio.
Prima di un concerto, qualsiasi concerto, (figurarsi la prima a Roma), ogni rumore o parola o suono è amplificato. E' tutto cosi fastidioso, intrusivo, tutto si permette di distrarti da quello a cui tu stai pensando: "Come andrà a finire?".
Quando gli air monitor entrano nelle tue orecchie e si fissano per bene, quando li hai spinti il più possibile dentro il tuo cervello, tutto si spegne, e finalmente sei in pace. C'è il tuo respiro, il tuo cuore.
C'è un gioco che faccio da un pò di tempo nei tre minuti che precedono l'inizio di un concerto. Alzo il volume in cuffia e ascolto il pubblico che grida, poi lo abbasso e ascolto solo il mio cuore che batte, poi alzo di nuovo sul pubblico, poi sul cuore. E questa cosa va avanti per tutto il tempo in cui cammino dal camerino al retropalco.
Poi metto i piedi su quel benedetto rettangolo, guardo i miei musicisti, tutti, uno ad uno, li vado uno ad uno a salutare, stringo le loro mani, dico loro: "Divertiti, mi raccomando". Per me è come dire: "Buona fortuna!" E poi la prima onda di applausi sbatte sopra alla mia barca, e mi sveglia, scuotendola forte. Entra acqua da tutte le parti, la barca affonda, Morelli inizia a suonare, si apre la scena, finalmente vedo il pubblico, sono ancora dietro, e penso a tutto, tranne che alla morte. Penso a salvarmi. E ci riesco sempre.
"PadreMadre" è la prima canzone. Perchè per voi voglio la vita. Perchè c'è il motivo e il senso che do alle cose. E Signori, ve lo assicuro, ha così senso per me stare là sopra, che quel sonno, quella stanchezza, incomprensibilmente, si trasformano in forza e coraggio.
Due mesi di lavoro che si riversano tutti in un due ore di concerto.
Capite perchè è stato bello? Non sono stato io, nè la musica, nè le luci. E' stata l'energia che si è creata. Io l'ho sentita subito, appena ho aperto le braccia sul palco. C'era voglia di quello che sarebbe successo. C'era voglia di Cesare, di musica, di luci e colori.
Perchè le vostre lacrime? Perchè? Adesso si piange ai concerti?
Perchè quelle lacrime?
Io lo so il perchè. Lo so cosi bene che mi pare quasi ingiusto sia io a dirlo.
Quelle lacrime perchè quell'energia, quelle luci, le note di un concerto, rimarginano le ferite. E' un raffreddore di emozioni tenute nascoste per chissà quanto, di porte chiuse male e in fretta, di paure non ammesse, mai urlate. Ed è cosi dolce essere abbracciati da una nuova madre quando stiamo facendo di tutto per cavarcela da soli non è vero? Ho visto tante persone piangere di felicità durante la prima canzone del concerto. C'è forse qualcosa di più bello nella vita, del cantare a squarciagola, piangendo, una canzone?
Se non fosse il mio concerto ti direi: "li ha pagati?".
No. Avete pagato voi.
Che valore ha quel momento?
Questo è il motivo per cui da questi primi 10 concerti non sto guadagnando nulla. Sono senza compenso. Scelta che non ho mai messo in discussione. Che ho anzi cercato. Perchè per me quel momento ha un valore immenso, imparagonabile.
E' il domani che ci interessa no? A tutti quanti. Allora il presente è stato, su quel palco, così sincero, che ricorderò per sempre questa Capitale cosi avvolgente, questi canti e queste lacrime che mi hanno riempito il cuore di una felicità matura, stabile, in equilibrio.
Mi dispiace per chi non vorrebbe o per chi si chiede cosa ci sia di speciale in me senza trovare risposta. Niente, appunto, non ho niente di speciale. Sul palco sono in equilibrio, altrettanto quanto non lo sono fuori.
Grazie di cuore per questa straordinaria serata, ricca di anima.
Questi sono i frutti, i primi del campo lasciato incolto, amici miei.
Sono nostri. Non dimenticatelo.
Domani Napoli. Poi Firenze. Poi Milano... Poi Bologna ecc... ecc...
Me la trascino dietro anche a costo di respirare un pò più lento.
Mi chiedo cosa devo avere di speciale io per meritarne cosi tanta di marmellata...!?
Ero strano prima dello show. Mi sentivo male. Mi si chiudevano gli occhi, avevo sonno, un sonno che assomigliava alla febbre.
Quando ti mancano le forze, e non stai in piedi, e capisci che hai sorpassato il limite, che devi sdraiarti e chiamare un medico e tutto andrà bene...
Camerino bianco, uno specchio, i miei amici che sono venuti a trovarmi, Patricia che mi accarezzava la testa, Ballo che ascoltava country e provava una tuta da sub strettissima, Claudio che scherzava. Poi Daddy "ACDC" mi ha messo le cuffie e il silenzio.
Prima di un concerto, qualsiasi concerto, (figurarsi la prima a Roma), ogni rumore o parola o suono è amplificato. E' tutto cosi fastidioso, intrusivo, tutto si permette di distrarti da quello a cui tu stai pensando: "Come andrà a finire?".
Quando gli air monitor entrano nelle tue orecchie e si fissano per bene, quando li hai spinti il più possibile dentro il tuo cervello, tutto si spegne, e finalmente sei in pace. C'è il tuo respiro, il tuo cuore.
C'è un gioco che faccio da un pò di tempo nei tre minuti che precedono l'inizio di un concerto. Alzo il volume in cuffia e ascolto il pubblico che grida, poi lo abbasso e ascolto solo il mio cuore che batte, poi alzo di nuovo sul pubblico, poi sul cuore. E questa cosa va avanti per tutto il tempo in cui cammino dal camerino al retropalco.
Poi metto i piedi su quel benedetto rettangolo, guardo i miei musicisti, tutti, uno ad uno, li vado uno ad uno a salutare, stringo le loro mani, dico loro: "Divertiti, mi raccomando". Per me è come dire: "Buona fortuna!" E poi la prima onda di applausi sbatte sopra alla mia barca, e mi sveglia, scuotendola forte. Entra acqua da tutte le parti, la barca affonda, Morelli inizia a suonare, si apre la scena, finalmente vedo il pubblico, sono ancora dietro, e penso a tutto, tranne che alla morte. Penso a salvarmi. E ci riesco sempre.
"PadreMadre" è la prima canzone. Perchè per voi voglio la vita. Perchè c'è il motivo e il senso che do alle cose. E Signori, ve lo assicuro, ha così senso per me stare là sopra, che quel sonno, quella stanchezza, incomprensibilmente, si trasformano in forza e coraggio.
Due mesi di lavoro che si riversano tutti in un due ore di concerto.
Capite perchè è stato bello? Non sono stato io, nè la musica, nè le luci. E' stata l'energia che si è creata. Io l'ho sentita subito, appena ho aperto le braccia sul palco. C'era voglia di quello che sarebbe successo. C'era voglia di Cesare, di musica, di luci e colori.
Perchè le vostre lacrime? Perchè? Adesso si piange ai concerti?
Perchè quelle lacrime?
Io lo so il perchè. Lo so cosi bene che mi pare quasi ingiusto sia io a dirlo.
Quelle lacrime perchè quell'energia, quelle luci, le note di un concerto, rimarginano le ferite. E' un raffreddore di emozioni tenute nascoste per chissà quanto, di porte chiuse male e in fretta, di paure non ammesse, mai urlate. Ed è cosi dolce essere abbracciati da una nuova madre quando stiamo facendo di tutto per cavarcela da soli non è vero? Ho visto tante persone piangere di felicità durante la prima canzone del concerto. C'è forse qualcosa di più bello nella vita, del cantare a squarciagola, piangendo, una canzone?
Se non fosse il mio concerto ti direi: "li ha pagati?".
No. Avete pagato voi.
Che valore ha quel momento?
Questo è il motivo per cui da questi primi 10 concerti non sto guadagnando nulla. Sono senza compenso. Scelta che non ho mai messo in discussione. Che ho anzi cercato. Perchè per me quel momento ha un valore immenso, imparagonabile.
E' il domani che ci interessa no? A tutti quanti. Allora il presente è stato, su quel palco, così sincero, che ricorderò per sempre questa Capitale cosi avvolgente, questi canti e queste lacrime che mi hanno riempito il cuore di una felicità matura, stabile, in equilibrio.
Mi dispiace per chi non vorrebbe o per chi si chiede cosa ci sia di speciale in me senza trovare risposta. Niente, appunto, non ho niente di speciale. Sul palco sono in equilibrio, altrettanto quanto non lo sono fuori.
Grazie di cuore per questa straordinaria serata, ricca di anima.
Questi sono i frutti, i primi del campo lasciato incolto, amici miei.
Sono nostri. Non dimenticatelo.
Domani Napoli. Poi Firenze. Poi Milano... Poi Bologna ecc... ecc...
