Ricordando una Vespa...
08 July 2005 @ 13:57

Ricordando una Vespa...

Ieri pomeriggio mi chiama il mio commercialista, e mi annuncia una novella dal sapore fiabesco: "Hanno ritrovato la tua Vespa Cesare!", mi dice.
Dovete sapere che nella mia vita ho posseduto tre Vespe Special.
La prima era azzurra e montava uno splendido 140 con marmitta Polini.
L'ho usata solo una volta, poi mio padre mi disse che se la vedeva ancora in garage mi denunciava.
Venduta.
La seconda era rossa, un 50 truccato a 75, che andava bene e con la quale ho provato l'ebbrezza del "ho visto la morte da vicino". Infatti una volta, tornando da ripetizioni di matematica, lo zaino si era incastrato sul pedale del freno ed io, scendendo dai colli, in discesa ai 70 all'ora sono finito dentro alla strada più trafficata di Bologna (via Murri) senza riuscire a fare nulla, se non un disperato ed ultimo urlo di addio.
Aaaahhhhhhh!!!! Mi sono svegliato praticamente dall'altra parte della strada.
Vivo.
E lei, la mia Vespa Special Rossa (da questo il famoso "rosse di fuoco, comincia la danza"), era lì, per terra, un pò dispiaciuta, e pure lei dolorante.
Poi nel momento in cui l'ho perdonata per avermi tradito e cominciavo ad amarla di nuovo, me l'hanno rubata.
Me l'hanno rubata sotto al naso, in pieno centro.
Perdere una Vespa in pieno centro, a Bologna, di Sabato sera, con le luci calde e gialle che illuminano il porfido lucido delle strade emiliane, ha un nonsochè di piacevolmente romantico. E' come se la tua donna, in una calda serata d'estate, ti dicesse addio, e tu voltandoti, notassi la presenza al tuo fianco di Massimo Ranieri... "e adesso, andate via! Voglio restare ssssolo!"
Bello!
La mia terza Vespa fu una 50 del 1964.
Io nato nel 1980 ero il doppio, forse il triplo di lei.
Quella fu la Vespa del "rimanere a piedi".
Insomma se è vero (ahimè me ne sto accorgendo giorno dopo giorno sempre più), che in Amore vince chi fugge, la Vespa è l'amante perfetta.
La Vespa è una donna informale, che esprime, subito, a prima vista, una spiccata gioia di vivere.
Mi chiedo spesso come cacchio avranno fatto, i suoi genitori Enrico Piaggio e Corradino D'Ascanio, nel 1946, a disegnare e concepire un oggetto che nelle sue forme, nelle sue curve, riesce a lanciare un messaggio che si basa sull'invito alla relazione.
E l'invito alla relazione è stato da sempre sinonimo di successo e di durata nel tempo, basti pensare ai Beatles.
E cosi come i Beatles erano e sono stati un modo di pensare, di comportarsi e di essere, allo stesso modo la Vespa si è presentata fin dal primo momento come un "mito", un modello da seguire non solo nelle sue forme, ma anche nei suoi linguaggi, nelle sue abitudini, nei suoi obiettivi.
Ho sempre pensato, forse con presunzione adolescenziale, che chi possiede una Vespa Special, fosse una persona capace di esplorare con divertita curiosità la vita.
Tanto è vero che è stato il primo mezzo a disposizione del sottoscritto per commettere i cosiddetti “reati giovanili“, o la fidata amica a due ruote che mi portava dalla mia morosa, nei giorni in cui scoprivo le gioie ed i dolori del sesso... (facevo certe sgommate dopo!)
E la Vespa fu mia compagna ideale anche nelle prime occasioni in cui potevo fare tardi la sera, o le prime volte in cui facevo fuga da scuola.
Insomma, probabilmente la Vespa per un certo periodo è stata anche il peggior nemico dei miei genitori, e per questo nei miei 14 anni, mi faceva impazzire.
Che fosse la mia più grande complice?
Ora di anni ne ho 25, eppure il suo fascino è immutato.
Perchè? Ci stanchiamo sempre più in fretta di tutto nella nostra viziata esistenza, eppure alcune cose rimangono.
La Vespa possiede una contemporaneità che la rende unica ed immortale, forse perchè risponde alle esigenze più semplici della gente. La libertà, la voglia di divertirsi, l'Amore, l' amicizia, la dinamicità.
Detto come lo direbbe una nonna al proprio nipote, la Vespa ti fa star bene!
C'era una canzone di Battiato che accennava a come ci si sente più fighi quando si indossano gli occhiali da sole. Ci si sente più misteriosi e seducenti diceva.
Salire su una Vespa ed incontrare una amica, per strada, ti fa sentire con una storia alle spalle, ti fa sentire con molte donne alle spalle anche se sei un verginello da strapazzo.
Ti fa sentire eccitato, perchè la Vespa spesso e volentieri, quando è in folle, ai semafori, o prima di partire, va tenuta accesa, e quel dare e mollare il gas, ti mette in pugno la vita.
Il suo clacson è buffo, è un urletto soffocato e forse anche soffocante.
Ma se la tua squadra del cuore vince un campionato, o sale di categoria, il clacson del Vespino grida gioia e soddisfazione, non ha il fastidioso e comune suono del traffico cittadino.
La sua unicità è stata notata persino dal maestro del surrelismo Dalì.
Infatti mi pare di aver letto da qualche parte che nel 1962, due studenti in giro per l'Europa con un modello 125, lo incontrarono a Cadaquez, dove Salvator Dalì ne rimase talmente colpito da decidere di decorarla con il suo pennello.
Ora quella Vespa è la Vespa più preziosa al mondo.
E per fortuna che non la tengono esposta nel centro di Bologna, altrimenti ruberebbero anche quella!
Proprio come è successo a me, anche se la mia valeva poco più di 600 mila lire...
Tornando al mio commercialista, chiamandomi al telefono ieri pomeriggio,mi avvisava del fatto che la mia seconda Vespa, quella rossa, è stata ritrovata in ottime condizioni, vicino a Parma, a quasi 6 anni dal suo romantico furto.
Bentornata amica mia!! Bentornata...