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Bologna, città generosa e ospitale
02 April 2007 @ 11:20

Bologna, città generosa e ospitale

Bologna è città generosa ed ospitale si direbbe, stando a guardare quanti ragazzi da tutta la penisola fanno sosta da queste parti, colorando le nostre vie ed i nostri portici con i loro costumi ed i loro accenti diversi.
Il dialetto che si parla a Bologna, anche per questo, si è mischiato con i dialetti di altre città d'Italia, rendendo il nostro centro storico un meraviglioso impasto di suoni e pronunce, da cui c'è molto da imparare, ma dalle quali alle volte non si riconosce più la ricetta originale.

Così eccovi una piccola lista di frasi bolognesi da non dimenticare mai, che possono tornare utili a chi poggia i piedi per la prima volta sotto le due torri, ma anche a chi è nato in questa straordinaria città.

Vivere a Bologna è gustoso sia per il palato, quanto per gli occhi, vista la numerosa quantità di belle ragazze che girano sotto i portici soprattutto la mattina. Se ne vedete una che vi fa "ciavèr adòss" non rinunciate a commentare il suo passaggio bisbigliando a bassa voce: "Bel fighèn!"
.
Se non vi degna neanche di uno sguardo non vi preoccupate, nello spirito bolognese non vi è mai vergogna nel "pasturèr", e consolatevi pensando che qui da noi, "l' òmen l'è cazadour".

Se vi piace il calcio e siete costretti a lunghe discussioni infantili con presuntuosi allenatori senza arte né parte, insomma, se qualcuno la dice troppo grossa sul rigore che non c'era, può esservi utile l'esclamazione "Pòchi pugnàtt!", a chiudere un classico del dialetto nostrano: "Va' ban a caghèr!".

Il popolo bolognese non si tira mai indietro quando può esprimere un parere, basta farlo con un pò di... poesia!
Così se volete consolare dei genitori a proposito di una neonata piuttosto bruttina ne uscirete con stile sdrammatizzando: "Bròtta in fasa, bèla in piàza!", che è molto meglio del solito: "l'è bròtta commi su bisoggn!".

Se anche voi pensate che sposarsi giovani è come "fèrs mètter la còrda al còl", perchè avete capito presto che "con l' amòur, ai è l'amèr", e non sapete come spiegare al vostro amico del cuore che deve lasciar perdere la sua ex ragazza, il giusto consiglio è: "la mnèstra arscaldè l'as sa de fòmm!".
Se non vi ascolta, esprimete il vostro disappunto lasciandolo al suo destino: "Ch'at vèggna la cagatta!".
Gli amici innamorati in effetti sono sempre cocciuti ed è vero che "ai al pu mèttr int al cul, mo brisa int la tèsta!" .
Ma il più celebre biglietto da visita della nostra parlata, lo sfogo più consueto, rimane l' intramontabile "sòcc'mell!", esclamzione che riesce in una parola ad esprimere una vastissima lista di emozioni. Dalla felicità alla meraviglia, questa parola riesce ad esorcizzare la vita e la morte, la fortuna sfacciata o la "sfigadura", e la si può sentire in bocca agli uomini ma anche alle donne, nonostante l'assurdo grammaticale.
Le varianti sono praticamente infinite: "Socc'mell ban!", "Socc'mell ban in punta!", "Sòccia!", Sòccia pèdere!", Mo socc'mell!", Sòccialòv!", Sòcc'mig!" e cosi via.
La frequenza dell'uso ha appannato il suo valore di volgare invito sessuale, e non ha più alcuna derivazione oscena. Bologna, "la su zànt", è orgogliosa di ospitare ogni anno tante culture diverse, ma non vuole che si dimentichino le sue origini, quelle che i nostri nonni e le nostre nonne ci hanno involontariamente insegnato da piccoli, grazie a tante espressioni colorite certo, ma che ci hanno reso una delle città più simpatiche d'Italia.


ciavèr adòss: "chiavar addosso", si dice ironicamente, per gli uomini, riferito alla masturbazione.

Bel fighèn: "bel fighino!", "bella ragazza", aprezzamento per una giovane ragazza.
E' anche usato ironicamente per indicare un giovane un pò effeminato che si pavoneggia come una bella donna.

Pasturèr: "pasturare", "intortare", fare la corte a una ragazza, adoperarsi con probabilità di successo per qualche conquista femminile, andare a caccia di donne.

L' òmen l'è cazadour: "l'uomo è cacciatore". Sentenza cara agli italiani, che si ritengono in diritto di andare a caccia di donne anche altrui, negando tuttavia analoga licenza alle loro mogli.

Pòchi pugnàtt: "poche pugnette!", "poche storie!", "Non cercare di fregarmi!"

Bròtta in fasa, bèla in piàza!: "brutta in faccia, bella in piazza!" Si dice di chi è brutto da giovane, ma si spera possa migliorare col tempo.

Ai al pu mèttr int al cul, mo brisa int la tèsta!: "Si può metterglielo nel culo, ma non nella testa!". ironicamente usato per descrivere una persona cocciuta, testarda, o fissata sulle sue convinzioni.

Ch'at vèggna la cagatta: "Che ti venisse la caghetta!"

Sfigadura: "la sfiga!"

Con l' amòur, ai è l' amèr: "con l' amore, c'è l' amaro!".

La su zànt: "la sua gente"

Sòcc'mell!: "Succhiamelo!"

L'è bròtta commi su bisoggn: "è bruta come i suoi bisogni". Laida, decisamente repellente.

La mnèstra arscaldè l' as sa de fòmm!: "la minestra riscaldata sa di fumo". Significa che un amore interrotto e ripreso a distanza di tempo, perde in freschezza e sostanza.