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06 Aug. 2006
Arrivato!
27 August 2006 @ 15:18
Arrivato!
Roma-Casablanca. Casablanca-Marrakech.
Approdo in Marocco e come avviene sempre quando lascio cadere l'ambiziosa morsa dell'adrenalina, la prima necessità che sento, forte, violenta, è quella di dormire. Così non faccio in tempo a poggiare le valigie che già affondo le orecchie in un meraviglioso letto profumato, tra cuscini rosa, freschi e morbidi, nella camera di una villa immersa nel verde a pochi chilometri da Marrakech. Mi sveglio dopo aver sognato di tutto: alberi giganti i cui frutti succulenti mi invitavano a pranzo, bianche navi crociera che partivano per isole lontane, stelle cadenti che cambiavano colore mentre attraversavano il cielo. Ma non sapevo che lo spettacolo più bello lo avrei visto poco dopo aprendo gli occhi.
Ore 12 e 30. La camera sembrava splendere di mille colori caldi e dalle finestre di legno intravvedevo un giardino fiorito, luminoso ed invitante. Mi alzo e mi dirigo incuriosito verso l'enorme porta della camera, attraversando un salotto che sembra fermo nel tempo. Tappeti colorati, pavimenti in stile moresco, mobili, vetri e armadi in stile coloniale. Tutto pare rinvenuto in chissà quale baule antico, disperso tra le pagine di un libro di storia. L'aria profuma di spezie, di natura esotica, ed è lo stesso profumo che ho sentito nei miei viaggi a Zanzibar, in Tunisia, o in Egitto.
La cantilena lontana che mi accompagna mentre mi lavo i denti mi ricorda che io e i miei denti siamo in un paese musulmano.
Raggiungo il centro di Marrakech nel pomeriggio, in macchina.
Le mura che proteggono la Medina (in arabo "città") mi portano immediatamente indietro nel tempo. In Italia sono rimaste ben poche le città in cui sono ancora integre.
Entrare nel cuore di Marrakech è già di per sé un'esperienza affascinante, perché il minareto, cioè quella struttura torreggiante collegata alla moschea, dalla quale proveniva la cantilena di cui vi parlavo mentre mi lavavo i denti, è sempre ben visibile, ed è un riferimento costante fin da fuori le mura, e come un cuore richiama qualunque visitatore verso il centro.
Questo cuore, inevitabilmente, è la grande piazza Jemaa el-Fna.
L'anima di Marrakech.
In questa irregolare piazza, fa mostra di sé in tutto e per tutto. E' sempre stracolma di gente, allegra e colorata. Anzi, coloratissima. Incantatori di serpenti, giocolieri, cantastorie si mescolano a turisti, gente comune, mercanti, in un via vai senza sosta, che ti rapisce al volo, lasciandoti a bocca aperta. Anche le orecchie hanno il loro compito, come tutti gli altri sensi, poichè il vociare della gente ed il suono dei tamburi sono continui. Nelle ore vicine al tramonto tutto questo si fa ancora più coinvolgente, ed ogni forma si colora di un arancione vivace e ipnotico. A tal punto che vorresti continuasse all'infinito. Perdersi fra le miriadi di strade del mercato che si sviluppa intorno alla piazza è qualcosa di magico. Mai visti tanti colori, mai uditi tanti suoni, mai odorati tanti profumi tutti in una volta. Eppure non sono così vergine del mondo.
Ora in camera. Stanco morto. Dormo.
Approdo in Marocco e come avviene sempre quando lascio cadere l'ambiziosa morsa dell'adrenalina, la prima necessità che sento, forte, violenta, è quella di dormire. Così non faccio in tempo a poggiare le valigie che già affondo le orecchie in un meraviglioso letto profumato, tra cuscini rosa, freschi e morbidi, nella camera di una villa immersa nel verde a pochi chilometri da Marrakech. Mi sveglio dopo aver sognato di tutto: alberi giganti i cui frutti succulenti mi invitavano a pranzo, bianche navi crociera che partivano per isole lontane, stelle cadenti che cambiavano colore mentre attraversavano il cielo. Ma non sapevo che lo spettacolo più bello lo avrei visto poco dopo aprendo gli occhi.
Ore 12 e 30. La camera sembrava splendere di mille colori caldi e dalle finestre di legno intravvedevo un giardino fiorito, luminoso ed invitante. Mi alzo e mi dirigo incuriosito verso l'enorme porta della camera, attraversando un salotto che sembra fermo nel tempo. Tappeti colorati, pavimenti in stile moresco, mobili, vetri e armadi in stile coloniale. Tutto pare rinvenuto in chissà quale baule antico, disperso tra le pagine di un libro di storia. L'aria profuma di spezie, di natura esotica, ed è lo stesso profumo che ho sentito nei miei viaggi a Zanzibar, in Tunisia, o in Egitto.
La cantilena lontana che mi accompagna mentre mi lavo i denti mi ricorda che io e i miei denti siamo in un paese musulmano.
Raggiungo il centro di Marrakech nel pomeriggio, in macchina.
Le mura che proteggono la Medina (in arabo "città") mi portano immediatamente indietro nel tempo. In Italia sono rimaste ben poche le città in cui sono ancora integre.
Entrare nel cuore di Marrakech è già di per sé un'esperienza affascinante, perché il minareto, cioè quella struttura torreggiante collegata alla moschea, dalla quale proveniva la cantilena di cui vi parlavo mentre mi lavavo i denti, è sempre ben visibile, ed è un riferimento costante fin da fuori le mura, e come un cuore richiama qualunque visitatore verso il centro.
Questo cuore, inevitabilmente, è la grande piazza Jemaa el-Fna.
L'anima di Marrakech.
In questa irregolare piazza, fa mostra di sé in tutto e per tutto. E' sempre stracolma di gente, allegra e colorata. Anzi, coloratissima. Incantatori di serpenti, giocolieri, cantastorie si mescolano a turisti, gente comune, mercanti, in un via vai senza sosta, che ti rapisce al volo, lasciandoti a bocca aperta. Anche le orecchie hanno il loro compito, come tutti gli altri sensi, poichè il vociare della gente ed il suono dei tamburi sono continui. Nelle ore vicine al tramonto tutto questo si fa ancora più coinvolgente, ed ogni forma si colora di un arancione vivace e ipnotico. A tal punto che vorresti continuasse all'infinito. Perdersi fra le miriadi di strade del mercato che si sviluppa intorno alla piazza è qualcosa di magico. Mai visti tanti colori, mai uditi tanti suoni, mai odorati tanti profumi tutti in una volta. Eppure non sono così vergine del mondo.
Ora in camera. Stanco morto. Dormo.
