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Verso la Sicilia (ci vorrebbe un pianoforte)
14 August 2006 @ 16:23

Verso la Sicilia (ci vorrebbe un pianoforte)

Reggio Calabria.
Piove poi viene il sole e mi rifugio in camera a scrivere.
Stasera ci sarà un grande concerto. Si attendono 40 mila persone sul bellissimo lungo mare di Reggio ed io nella 305 di questo hotel, non so che farmene di questo pomeriggio. "Azzurro, il pomeriggio è troppo azzurro e lungo per me.. mi accorgo di non avere più risorse senza di te". Ci vorrebbe un pianoforte, compagno di anime.
Il mio migliore amico Barba, bolognese in vacanza da ventidue anni in Calabria, mi sta raggiungendo. E stasera assisterà al concerto. La cosa mi mette di buon umore.
Piove, poi viene il sole. La Sicilia sembra avvicinarsi di ora in ora. Ogni volta che la guardi sembra più grande. Chissà se stasera il vento che tira sullo stretto e che scuote le palme porterà qualche nota, anche una sola, fin dall'altra parte. Sarebbe bello.
Noi stanotte dal palco saluteremo la Sicilia, con le mani e con la voce, prima di raggiungerla domani, quando partiremo verso la grande isola per tre nuovi concerti.
Ieri diecimila persone hanno cantato per due ore di fila (da "Maggese" fino a "Marmellata #25") rendendo il concerto straordinario. Poi la pioggia ci regalato un momento magico, come quelli che vivevo quando giocavo a pallone da piccolo nella "Fortitudo Calcio" di Bologna.
Le partite più belle erano quelle in cui veniva giù il diluvio universale, ed era necessario dare il cuore per vincere. La pioggia non può che unire le persone in un abbraccio, o sotto un unico ombrello di emozioni. Cosa che già fa di per sé la musica. Anche se alle volte è più comoda una bella doccia calda...

Ballo dorme da venti ore di fila. Che sia morto nel sonno?
E' difficile però suonare, e cercare stimoli, mentre accadono cose come quelle di stamattina a Londra. La vita delle persone legata ad un filo così sottile. Questo periodo storico sembra un ventaglio che si apre e si chiude come l'occhio sinistro di un elefante. Dolcezza e morte convivono insieme tutti i giorni. E a volte sarebbe meglio non sapere, o non vedere.
A scuola studiavamo la fragilità dell'uomo nelle poesie di Ungaretti. E' ancora così. "I'm just a singer with a song" cantava Freddie. "How can I try, to right the wrong?". Ma la sofferenza o la paura, come la pioggia, unisce in un abbraccio. E un concerto, la musica, esorcizza tutto il male che inevitabilmente questo mondo deve per forza contenere, per essere allo stesso tempo così terribile, inspiegabilmente feroce, ma anche così meraviglioso e lucente. E nel mio piccolo, vado orgoglioso di quel che la fortuna e i sacrifici fatti mi hanno portato ad essere a ventisei anni. Non un soldato di un'ideologia. Ma un musicista dei miei sogni.