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Autoritratto
11 August 2006 @ 14:49

Autoritratto

Tutto si può dire di me tranne che scrivo la musica dei giovani.
L'unica cosa che mi lega ai cosiddetti "giovani" è la mia età, la mia presunzione e la mia ignoranza o la mia cultura, se volete.
Sono della generazione a metà.
A metà fra la Democrazia Cristiana e la Seconda Repubbica.
A metà fra i giradischi e i vinili e i cd pirata.
A metà fra i film di Walt Disney prima di andare a dormire e le avventure calcistiche di Holly e Benji.
Io che nella mia adolescenza non ho mai ascoltato sorridendo gli 883, se è per questo in quel periodo non ho neanche praticato autoerotismo coi Nirvana, ma che ho sepolto la mia adolescenza sotto la pioggia di stelle che illuminava il palco del mio Freddie, mi sono dovuto sorbire, quando le stelle hanno cominciato a brillare anche per me, la nomea di "cantante dei giovani". Degenerata presto in quella più nazionalpopolare di "cantante per ragazzine". Ma tutto si può dire di me tranne che faccio da colonna sonora alle ondate ormonali di una generazione. E non è certo la bellezza che non mi contraddistingue a rendermi "oggetto di gridolini", avendo visto come la maggior parte del pubblico giovanissimo in gonna è capacissimo di emettere acuti anche davanti alla presenza di un Catarrosu, Fasarrisu, Patagonnu, o di un Franco qualunque.
Nel mio piccolo mi duole ammetterlo, canto le parole di mio padre.
Io amo le metafore di Paolo Conte, e la saggezza presuntuosa di Bob Dylan.
Mi trema il cuore per "la bella canzone di una volta" e quando ascolto Giorgio Gaber capita che sto sveglio fino al mattino. Quando mi innamoro voglio ballare i lenti dei Beach Boys. La stralunata raucedine di certi cantanti americani mi affascina molto più di qualsiasi goffo tentativo di emulare i rapper americani. Mi annoiano le loro macchine. Mentre sogno ad occhi aperti di poter un giorno guidare o lucidare la DB5 che portava in giro Paul fra le campagne della periferia di Londra alla fine degli Anni '60.
Non amo particolarmente Lino Banfi, ma Fellini e Pasolini mi ispirano più di una luna africana.
Mi deludono certo gli adulti, ma corro verso di loro e li abbraccio, perché hanno visto il mondo girare sotto i loro piedi quando ancora i poveri la domenica si vestivano di camoscio e seta perché la dignità dell'uomo si vestiva di sincere e discrete apparenze. Hanno visto soprattutto un mondo, l'Italia, quando l'educazione era un principio, oltre che motivo di vanto.

Vi racconto questa.
La cosa che più mi fa tenerezza nella vita è l'aver visto mio padre scontrarsi (telefonicamente) con i giovani o le giovani accanite fan di un cantante come me.
A mio padre una volta ho detto: "Babbo, ascoltami: non c'è niente di male se mi cerca qualcuno e tu gli dai il mio numero di cellulare, ma non puoi darlo a tutti quelli che ti chiamano perché il mio numero non può diventare di dominio pubblico... capito?!". Quello è stato l'unico momento della mia vita in cui mio padre mi ha guardato con la faccia di uno che ha appena rubato la marmellata. Una faccia che non vi descrivo perché poi mi viene da ridere, o da piangere, o mi commuovo.
Lui mi disse: "Ok! Fidati." Eppure quando riceve una telefonata alle due di notte da parte di qualche giovanissima ragazzina da non so quale città della Sicilia o della Liguria o da chissà dove e gli urlano: "Signor Cremonini! C'è Ceeessssare!??" Lui è sempre imbarazzatissimo, e, sempre dando del "lei", risponde loro con una gentilezza lontana dal tempo presente: "Mi scusi, ma Cesare è fuori in questo momento! Le do il suo numero... Non gli dica che gliel'ho dato io però!!".
Come puoi non amare alla follia un uomo così? Come puoi non essergli grato per sempre, e come puoi riuscire a non piangere?
Io non posso accettare che mi chiamino cantante dei giovani soltanto per strani motivi legati alle urla di una ragazzina, cosa che poteva avere un senso ai tempi dei Lunapop. Perché per la dolcezza con la quale mio padre risponde al telefono, per la sua incapacità di difendersi o difendermi, essendo abituato alla gentilezza, all'offrire un caffè per riceverne in cambio due, io mi metto a piangere come un bambino. Mentre ieri ho letto su Repubblica che va di moda fra i ragazzi più "fighi" una nuova agenda per scolaretti di liceo in cui battute del tipo: "Non odiare i vecchi, non è colpa loro se puzzano!" accompagnano i giorni del loro orrendo anno scolastico. Orrendo perché a guardare le modifiche che sono state fatte grazie alle riforme sulla scuola negli ultimi 10 anni pare di stare a guardare i film di Pierino.
Se non è la musica che ascolto che mi lega ai giovani, nemmeno i loro diari, e se il loro linguaggio non è il mio, e nemmeno la loro ironia, posso essere io "il cantante dei giovani"? Non avendo nemmeno i numeri dalla mia parte, lascio questa etichetta volentieri ad altri. Perché la mia generazione, 1980, sta in mezzo al passato e al presente, ma è del passato che non riesce a fare a meno per comprendere chi è. E non mi spiego come certi artisti trovino il coraggio di cercare argomenti "attizza-biancheria-intima" a quarant'anni suonati. Ed è lo stesso motivo per cui i dischi che scrivo sono diversi l'uno dall'altro, come un cane che si scrolla dalla pioggia io mi stanco delle etichette perché le etichette sono la più grande semplificazione della pigrizia e dell'ignoranza umana. Come non ho mai pensato che una bella ragazza fosse una tr*** solo perché bella e poco vestita. O che Biagio Antonacci fosse il cantante delle "shampiste". La verità è che di donne che possono permettersi la minigonna ce ne sono poche. Ma la classe non ha bisogno di minigonne, nè di calze a rete. E che Biagio non è ascoltato soltanto dalle shampiste o dalle commesse, che spesso hanno una cultura musicale o interessi superiori a qualsiasi abbonato a RockSound.
Giovane lo sono per l'anagrafe, perché porto i jeans, perché ancora posso mangiare di tutto senza esplodere, perché vivo di notte, perché non sempre mi ricordo di lavarmi i denti quando torno a casa insieme al mattino.
Ma non per molto altro. Men che meno per le canzoni che scrivo. E un po' mi dispiace. Ma non sono mai stato un ribelle, o uno che va contro qualcosa. La dolcezza non mi fa paura, la bontà nemmeno, la ricchezza non è tutto, e vivo alla giornata.
In questo mi sento giovane? I muscoli invecchiano come la pelle, e depilarsi non fa proprio per me. Forse in questo sono giovane? Guardare il campionato del mondo di calcio o le olimpiadi mi mette di buonumore non solo perché Kakà è un fenomeno, ma perché le competizioni sportive sono il vero esempio di incontro e scontro fra culture diverse, in cui (in linea di massima) tutti hanno lo spazio che meritano, e le stesse regole. E anche questo mi commuove.
E' forse in questo che sono giovane? So parlare l'inglese certo, e amo la tecnologia, ma mi annoio davanti alla televisione.
I miei soldi li spendo in viaggi, scoperte, e chitarre. Forse in questo...
Non mi voglio sposare per forza, ma vorrei 5 figli. E come dice sempre mio padre: cammino, e con un occhio guardo davanti, ma con l'altro mi guardo indietro. E in tutto questo forse lo sono, in fin dei conti, "cantante dei giovani", ma forse solo di quelli come me.
Cesare