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Madre Natura (e non solo)
22 August 2006 @ 14:15

Madre Natura (e non solo)

Madre Natura è crudele. Non ci vuole un genio a rendersene conto. E' forse anche per questo che la mia morale, italiana in tutto e per tutto, è destinata più che mai alla confusione.
Ho ricevuto un'educazione cattolica che più cattolica non si può dai miei genitori. E se dovessi esprimere il motivo per cui ho un tale rispetto della vita, probabilmente fra le varie motivazioni ci metterei anche queste. Le domeniche in chiesa, il catechismo da piccolo, i divieti più impensabili, la prudenza più ipocrita. Tutte queste faccende erano il pane quotidiano della mia infanzia. E sebbene abbiano costruito a lungo andare in me un'umiltà (nei confronti dell'esistenza) preoccupante, in fin dei conti mi hanno anche tenuto lontano dai guai nei periodi in cui un ragazzino fa troppo in fretta a buttarsi via, così come mi hanno annunciato chiaro e tondo in tenera età l'intenzione da parte dei miei genitori di proteggermi da qualcosa di incontrollabile che viveva fuori dalla mia porta di casa: la realtà per quella che è scremata dalla favola. Una realtà murata ma attraente al punto da spingermi a cercare un modo per raccontarla (alla mia maniera).
Oggi però queste mura non sono più possibili, perché Madre Natura ha in tasca un ipod nano con cui ascoltare musica, legge i giornali, guarda dvd, e ha il satellite. Mentre Dio a momenti ancora parla latino in chiesa.
Che la Chiesa come istituzione fosse un premio nel calderone della Storia mi era sembrato vero, da piccolo. Ora non più. E se non tutto il male vien per nuocere, alle volte è vero anche il contrario. E così eccola qui la mia coscienza, illusa per secoli, a fare i conti con la realtà, e con una valigia di errori commessi. Giovanni Paolo II ha lasciato un vuoto così grande che neanche Lippi, Cannavaro e Gattuso sarebbero stati capaci di colmarlo questa volta.
La polemica (per raccontare la più banale, ma quella che ha fatto più rumore) del "concerto di Madonna" è stata un'altra ridicola scena che solo il "teatro Italia" in Europa poteva imbastire.
Mi è parso che avesse ragione Silvio Berlusconi, quando, ancora capo del governo sostenne fiero: "Siamo i più americani d'Europa".
Sì certo, nell'ipocrisia, nell'aver radicato nel nostro costume, nel nostro dna le più controverse contraddizioni. A differenza dell'America, però, dove "rock'n'roll" e "buoncostume" hanno convissuto e si sono sviluppate scontrandosi ma trovando un tale seguito popolare da non poter essere mai e poi mai sottovalutate, l'Italia è rimasta imprigionata nelle sue paure di sempre. Conosco un ragazzo che è stato in galera per più di undici anni, e mi racconta di come la tua vita sia ferma quando sei dentro, di come sia tutto immobile. Ogni ideologia al giorno d'oggi è una prigione.
Mi viene da scrivere in rima.

E non serve che Madre Natura
ogni giorno ci svegli
e ci percuota il "sederino" col suo battipanni.
A pochi interessa,
ma quando detta le sue regole,
che stanno in piedi da sempre,
il nostro Dio, cosi come il loro,
non è mai nei paraggi.

Stasera concerto all'Arena del Mare di Pescara. Ci sarà il pienone e sono elettrizzato all'idea di salire sul palco. Sono avvenimenti importanti per me, in cui cantare assume un significato che va oltre al piacere, ed al divertimento. Ci si sente vivi e in qualche modo responsabilizzati di qualcosa di unico. Ed è in quei momenti in cui le domeniche in chiesa e l'educazione severa della mia infanzia riemergono, e tutto si aggiusta quando a fine concerto, un'occhiata lassù la do volentieri, e sottovoce sibilo un sereno: "Grazie..."