31 Jul. 2006
31 Jul. 2006
29 Jul. 2006
26 Jul. 2006
26 Jul. 2006
20 Jul. 2006
18 Jul. 2006
05 Jul. 2006
02 Jul. 2006
28 Jun. 2006
22 Jun. 2006
21 Jun. 2006
15 Jun. 2006
13 Jun. 2006
12 Jun. 2006
07 Jun. 2006
04 Jun. 2006
04 Jun. 2006
04 Jun. 2006
01 Jun. 2006
#25
07 June 2006 @ 21:03
#25
Vivo da solo. Anche se cucina, salotto, camino, bagnetto, soffitto, ripostiglio, pavimento, divano, vestiti, finestre e quant'altro, tutti insieme, mi fanno compagnia.
Questa allegra solitudine nasce quando a diciotto anni appena compiuti scelsi di abbandonare la casa nella quale ero cresciuto per vivere nella più completa autonomia. Scelta per altro poco coraggiosa, nonostante l'età, perchè in realtà dovuta soprattutto alla straordinaria fortuna di potermi permettere di colpo, grazie alla musica, l'acquisto di una mia dimora.
La prima cosa che mi saltò in mente appena mi furono consegnate le chiavi di casa fu quella di appendere una chitarra alla parete del salotto, completamente spoglio di mobili, arredamenti e librerie.
Trapano alla mano scelsi il punto che mi sembrava ad occhio quello centrale e... zuuuum, perforai la parete.
Uno zampillo di acqua iniziò immediatamente a sgorgare dal buco cadendo generosamente sul pavimento in legno nuovo di zecca.
Il punto che avevo scelto confinava preciso preciso con il contenitore dell'acqua del water del bagno che a sua volta confinava col muro del salotto, insomma non vi sto a dire la sfiga.
Posai il trapano.
Iniziai a capire una cosa fondamentale della vita che mi portò a comprendere più tardi, dopo altre esperienza ben più catastrofiche o esaltanti di questa, il motivo per cui i cantanti italiani cantano per lo più di storie che riguardano gli sfigati.
Ligabue, Vasco, Max Pezzali, Masini per citarne solo acuni hanno messo al centro della loro poetica (cosi diversa e cosi uguale per certi versi) "il fragile", l'uomo al quale non va tutto bene, ma che grazie alla sfiga vince. Messaggio che possiede una pia similitudine con quello cattolico che recita saccente "gli ultimi saranno i primi".
Mannaggia quanto sono d' accordo!
E infatti la disperazione che mi prende spesso di fronte ai miei coetanei, forse non tutti certo, ma una grossa fetta, è causata dal vederli così convinti e determinati nel cercare a tutti i costi la vittoria.
In discoteca (luogo di creazione di fasulla felicità ed allegria per eccellenza), è regola "pompare" il pubblico pagante con vocativi senza senso del tipo: "Oh ragazzi! Siete i migliori!!", oppure ancora peggio "Dai!! Su le mani!! Stasera si balla fino al mattino!! Voi siete la bella genteeeeeee!"
Io sono un ottimista di natura. Lo sanno tutte le persone che mi conoscono anche in modo superficiale. Ma questo è troppo.
Dire ad un microfono "siete voi la bella genteee!" è troppo.
Per prima cosa è un pensiero di merda, perchè presuppone stupidamente l'esistenza di "brutta gente", il che è vero, anzi è verissimo, ma è una cosa triste, di cui parlarne con faccia tesa, con malinconica rabbia nel cuore, non da cantare a squarciagola come se fosse una bella scoperta.
La televisione generalista, oltraggiosa in quanto a menefreghismo, ultimamente e sempre di più dà valore a stereotipi vincenti ma fasulli.
Sarò classista, ma almeno non lo dico sorridendo con un microfono che cola cocaina ed il sorriso di plastica: "I vincenti che la tv ci mostra oggi, non sono per nulla vincenti."
E anche io non scopro l'acqua calda. Non ci vuole un genio a notare la mancanza totale di talento (a volte anche intelligenza) che coinvolge la razza (perchè è una vera e propria razza) dei partecipanti ai Grandi Fratell-Reality Show. Questa persone, insieme ad un mucchio di virtuosi del nulla sta passando inevitabilmente per vincente: vincere il Grande Fratello è considerato "figo".
"Ma la dignità dove l'avete persa?" cantava Vasco. Ed è giusto così, perchè tutto questo mi serve a fare questo blog.
Senza la tv e tutte queste pippe non avrei nulla per argomentare quel che sto per dire.
Ho poche certezze nella vita. Una di queste è che le cose che consideriamo buone, per lo più, portano sofferenza, le cose che consideriamo cattive o ingiuste invece, quasi tutte, ci rafforzano e ci danno in cambio regali e meraviglie inaspettate.
Ed il Grande Fratello ne è la riprova. E' l'eccezione che conferma la regola
"Si dice che ad ogni rinuncia corrisponda una contropartita considerevole" è una bella frase, che forse un po' ci ripaga nell'istante in cui ascoltiamo la dolce voce di Carmen Consoli cantare, di tutte le volte che ci siamo sentiti sconfitti.
Ma le cose avvengono davvero in questo modo: è cosi! Ed è molto più bello soffrire e rendersi conto che la sofferenza che proviamo ci porta inspiegabilmente tanta gioia piuttosto che il contrario.
La vita degli artisti è tormentata non perchè essi siano dei geni incompresi. Balle! Lo è perchè realizzare i propri sogni è una cosa così bella che porta in sè tanto di quel dolore che diventare insicuri è la prima reazione involontaria.
Invece perdere, essere dalla parte dei feriti, di chi è stato imbrogliato, deriso per anni, e poi trovarsi più capaci, più bravi, più felici, forse più poveri ma più veri, è l'unico mistero che mi affascina del nuovo millennio.
Io credo che la vera merda che sta producendo la nostra società non sia quella della quale si discute con tanto animo nei dibattiti televisivi.
Vi rendete conto che distanza esiste tra il cittadino comune e un Presidente del Consiglio?
Prodi parla di omosessualità come se fosse un problema, quando per la mia generazione è la cosa più normale della terra, si parla di diritti per le minoranze come una conquista da raggiungere lentamente quando in tutta Europa sono anni luce davanti a noi.
L'ex Presidente del Consiglio ha convinto mezza Italia che se voti a sinistra sei comunista!
E li ha convinti non solo con il suo invidiabile carisma e potere, ma con una straordinaria opera di rilancio dell'essere umano in quanto individuo che della vita deve fare un'occasione di vittoria.
Berlusconi infatti ha perso le elezioni.
Se avessi saputo che diventare famoso con la mia musica sarebbe stato sinonimo di così tanta cattiveria e sofferenza forse avrei portato con me una armatura. Ma non è andata cosi.
Ed io ero e sono rimasto un estimatore della sconfitta, del perdente.
La poesia che avvolge la sconfitta, quel sentimento universale che produce lacrime, e poi gioia un istante dopo, che non è cosi diverso dalla forza dell'arte, del cinema quando è fatto bene, o delle canzoni sincere, è la vera carta vincente del nostro futuro.
Essere vincenti al giorno d'oggi vuol dire essere coscienti che le vittorie che ci mostrano i media sono vittorie di Pirro, fasulle, raccontate per imballarci il cervello con stronzate il cui vero scopo è il profitto di qualcun'altro, non certo la scoperta delle capacità degli individui o la possibiltà di realizzare i sogni delle persone.
Per questo io considero certi programmi televisivi e anche certi presentatori o autori al pari di VANNA MARCHI & Co.
Giocare sui sogni della gente è ruolo ambito fra gli addetti ai lavori della televisione, e la gente ovviamente si fa infinocchiare con una tale facilità, senza rendersi conto che il vero vincente dei nostri giorni è colui che in solitudine cura le sue passioni, è colui che da giovane cerca di farsi una cultura basata sui proprio interessi, è colui che ha il coraggio di andare controcorrente, è colui che non grida, che non bada alla via più facile per arrivare in fondo. Il vero vincente dei nostri giorni è l' "anima fragile" , è il debole di cuore, l'intellettuale, il sensibile, colui che si nasconde perchè "c'è troppa cattiveria in giro", è il generoso che si commuove, è lo "spallecorte" che parla sottovoce, è lo zoppo del villaggio, il matto del paese.
Il vero vincente è colui che ha curiosità per gli altri, è il talento incompreso, e che non ha bisogno di violenza per battere l'avversario, è colui che dopo la partita va a rincuorare chi ha perso, è colui che sa perdonare e che non porta rancore.
Il vero vincente ora non è in televisione ma si gode il sole di Roma in queste giornate di prima estate perchè ama parlare guardando negli occhi, e non vuole essere spiato. E' colui che non dà un prezzo ad ogni cosa, perchè sa che un prezzo, ogni cosa, non ce l'ha.
Forse in amore vince che fugge, ma nella vita vince chi resta.
Questa allegra solitudine nasce quando a diciotto anni appena compiuti scelsi di abbandonare la casa nella quale ero cresciuto per vivere nella più completa autonomia. Scelta per altro poco coraggiosa, nonostante l'età, perchè in realtà dovuta soprattutto alla straordinaria fortuna di potermi permettere di colpo, grazie alla musica, l'acquisto di una mia dimora.
La prima cosa che mi saltò in mente appena mi furono consegnate le chiavi di casa fu quella di appendere una chitarra alla parete del salotto, completamente spoglio di mobili, arredamenti e librerie.
Trapano alla mano scelsi il punto che mi sembrava ad occhio quello centrale e... zuuuum, perforai la parete.
Uno zampillo di acqua iniziò immediatamente a sgorgare dal buco cadendo generosamente sul pavimento in legno nuovo di zecca.
Il punto che avevo scelto confinava preciso preciso con il contenitore dell'acqua del water del bagno che a sua volta confinava col muro del salotto, insomma non vi sto a dire la sfiga.
Posai il trapano.
Iniziai a capire una cosa fondamentale della vita che mi portò a comprendere più tardi, dopo altre esperienza ben più catastrofiche o esaltanti di questa, il motivo per cui i cantanti italiani cantano per lo più di storie che riguardano gli sfigati.
Ligabue, Vasco, Max Pezzali, Masini per citarne solo acuni hanno messo al centro della loro poetica (cosi diversa e cosi uguale per certi versi) "il fragile", l'uomo al quale non va tutto bene, ma che grazie alla sfiga vince. Messaggio che possiede una pia similitudine con quello cattolico che recita saccente "gli ultimi saranno i primi".
Mannaggia quanto sono d' accordo!
E infatti la disperazione che mi prende spesso di fronte ai miei coetanei, forse non tutti certo, ma una grossa fetta, è causata dal vederli così convinti e determinati nel cercare a tutti i costi la vittoria.
In discoteca (luogo di creazione di fasulla felicità ed allegria per eccellenza), è regola "pompare" il pubblico pagante con vocativi senza senso del tipo: "Oh ragazzi! Siete i migliori!!", oppure ancora peggio "Dai!! Su le mani!! Stasera si balla fino al mattino!! Voi siete la bella genteeeeeee!"
Io sono un ottimista di natura. Lo sanno tutte le persone che mi conoscono anche in modo superficiale. Ma questo è troppo.
Dire ad un microfono "siete voi la bella genteee!" è troppo.
Per prima cosa è un pensiero di merda, perchè presuppone stupidamente l'esistenza di "brutta gente", il che è vero, anzi è verissimo, ma è una cosa triste, di cui parlarne con faccia tesa, con malinconica rabbia nel cuore, non da cantare a squarciagola come se fosse una bella scoperta.
La televisione generalista, oltraggiosa in quanto a menefreghismo, ultimamente e sempre di più dà valore a stereotipi vincenti ma fasulli.
Sarò classista, ma almeno non lo dico sorridendo con un microfono che cola cocaina ed il sorriso di plastica: "I vincenti che la tv ci mostra oggi, non sono per nulla vincenti."
E anche io non scopro l'acqua calda. Non ci vuole un genio a notare la mancanza totale di talento (a volte anche intelligenza) che coinvolge la razza (perchè è una vera e propria razza) dei partecipanti ai Grandi Fratell-Reality Show. Questa persone, insieme ad un mucchio di virtuosi del nulla sta passando inevitabilmente per vincente: vincere il Grande Fratello è considerato "figo".
"Ma la dignità dove l'avete persa?" cantava Vasco. Ed è giusto così, perchè tutto questo mi serve a fare questo blog.
Senza la tv e tutte queste pippe non avrei nulla per argomentare quel che sto per dire.
Ho poche certezze nella vita. Una di queste è che le cose che consideriamo buone, per lo più, portano sofferenza, le cose che consideriamo cattive o ingiuste invece, quasi tutte, ci rafforzano e ci danno in cambio regali e meraviglie inaspettate.
Ed il Grande Fratello ne è la riprova. E' l'eccezione che conferma la regola
"Si dice che ad ogni rinuncia corrisponda una contropartita considerevole" è una bella frase, che forse un po' ci ripaga nell'istante in cui ascoltiamo la dolce voce di Carmen Consoli cantare, di tutte le volte che ci siamo sentiti sconfitti.
Ma le cose avvengono davvero in questo modo: è cosi! Ed è molto più bello soffrire e rendersi conto che la sofferenza che proviamo ci porta inspiegabilmente tanta gioia piuttosto che il contrario.
La vita degli artisti è tormentata non perchè essi siano dei geni incompresi. Balle! Lo è perchè realizzare i propri sogni è una cosa così bella che porta in sè tanto di quel dolore che diventare insicuri è la prima reazione involontaria.
Invece perdere, essere dalla parte dei feriti, di chi è stato imbrogliato, deriso per anni, e poi trovarsi più capaci, più bravi, più felici, forse più poveri ma più veri, è l'unico mistero che mi affascina del nuovo millennio.
Io credo che la vera merda che sta producendo la nostra società non sia quella della quale si discute con tanto animo nei dibattiti televisivi.
Vi rendete conto che distanza esiste tra il cittadino comune e un Presidente del Consiglio?
Prodi parla di omosessualità come se fosse un problema, quando per la mia generazione è la cosa più normale della terra, si parla di diritti per le minoranze come una conquista da raggiungere lentamente quando in tutta Europa sono anni luce davanti a noi.
L'ex Presidente del Consiglio ha convinto mezza Italia che se voti a sinistra sei comunista!
E li ha convinti non solo con il suo invidiabile carisma e potere, ma con una straordinaria opera di rilancio dell'essere umano in quanto individuo che della vita deve fare un'occasione di vittoria.
Berlusconi infatti ha perso le elezioni.
Se avessi saputo che diventare famoso con la mia musica sarebbe stato sinonimo di così tanta cattiveria e sofferenza forse avrei portato con me una armatura. Ma non è andata cosi.
Ed io ero e sono rimasto un estimatore della sconfitta, del perdente.
La poesia che avvolge la sconfitta, quel sentimento universale che produce lacrime, e poi gioia un istante dopo, che non è cosi diverso dalla forza dell'arte, del cinema quando è fatto bene, o delle canzoni sincere, è la vera carta vincente del nostro futuro.
Essere vincenti al giorno d'oggi vuol dire essere coscienti che le vittorie che ci mostrano i media sono vittorie di Pirro, fasulle, raccontate per imballarci il cervello con stronzate il cui vero scopo è il profitto di qualcun'altro, non certo la scoperta delle capacità degli individui o la possibiltà di realizzare i sogni delle persone.
Per questo io considero certi programmi televisivi e anche certi presentatori o autori al pari di VANNA MARCHI & Co.
Giocare sui sogni della gente è ruolo ambito fra gli addetti ai lavori della televisione, e la gente ovviamente si fa infinocchiare con una tale facilità, senza rendersi conto che il vero vincente dei nostri giorni è colui che in solitudine cura le sue passioni, è colui che da giovane cerca di farsi una cultura basata sui proprio interessi, è colui che ha il coraggio di andare controcorrente, è colui che non grida, che non bada alla via più facile per arrivare in fondo. Il vero vincente dei nostri giorni è l' "anima fragile" , è il debole di cuore, l'intellettuale, il sensibile, colui che si nasconde perchè "c'è troppa cattiveria in giro", è il generoso che si commuove, è lo "spallecorte" che parla sottovoce, è lo zoppo del villaggio, il matto del paese.
Il vero vincente è colui che ha curiosità per gli altri, è il talento incompreso, e che non ha bisogno di violenza per battere l'avversario, è colui che dopo la partita va a rincuorare chi ha perso, è colui che sa perdonare e che non porta rancore.
Il vero vincente ora non è in televisione ma si gode il sole di Roma in queste giornate di prima estate perchè ama parlare guardando negli occhi, e non vuole essere spiato. E' colui che non dà un prezzo ad ogni cosa, perchè sa che un prezzo, ogni cosa, non ce l'ha.
Forse in amore vince che fugge, ma nella vita vince chi resta.
