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Sanremo
05 March 2006 @ 18:12
Sanremo
Sulla pagina Spettacoli de "Il Giornale" di questa mattina hanno pubblicato un articolo che ho scritto sulla 56esima edizione del Festival di Sanremo. Ovviamente per ragioni di spazio non si è potuto leggerlo nella sua interezza. Questa è la versione completa.
Resta inteso che la scelta del quotidiano non è dovuta ad alcuna particolare ragione.
Se lo avessero pubblicato su Topolino mi avrebbe fatto piacere comunque.
CI FU UN TEMPO IN CUI LE CANZONETTE FACEVANO CULTURA
Il Festival di Sanremo e il suo pubblico si sono lasciati come si lasciano due fidanzatini già promessi sposi in una fredda notte di primavera. Una volta irrimediabilmente compresa la loro diversità, i due (non più) innamorati, per giunta un pò annoiati del carattere e dello stile del partner, si concedono un lungo bacio di addio e ognuno a casa sua. Fine. Ma torniamo sulla Terra. La verità è che il grande (per cosi dire) pubblico, il Festival dei fiori lo ha sempre guardato, e io con lui, come si guarda una importante partita di calcio della Nazionale. Con attesa, con una certa trepidazione, e con quel sentimento di partecipazione emotiva che ci contraddistingue (che sia un bene?) dal resto del mondo. "Ecco allora che vediamo l' arbitro fare segno con le mani che la partita può avere inizio! La vetrina di Sanremo ospita l' incontro. In platea la solita vecchia Italia, suddivisa come ha raccontato con brillante ironia Victoria durante la prima, inutilmente discussa, serata. Ma guardando i giocatori in campo la prima impressione è che sia una partita che non tiene per niente conto del Suo pubblico!" Eppure fa di tutto per cercarlo, per attirarlo, per non fargli cambiare canale. "C' è da dire che il gesto atletico è apprezzabile!" Senza rendersi conto però che 10 banconote false da 100 euro messe insieme non valgono niente. Sanremo, bello o brutto che sia, si è trasformato in questi anni in un...non mi viene la parola...ma purtroppo questo tentativo maldestro, di qualsiasi genere esso sia, è percettibile da casa, e ti innervosisce, a tal punto che per la gioia di tua moglie non cambi davvero canale! Spegni proprio la tv! Il Festival di S. Remo è una gara canora che nel corso degli ultimi anni ha perso credibilità non per l' alternanza dei presentatori, che volenti o nolenti ce la mettono tutta, ma a causa del suo cercare il consenso strizzando l' occhio a tutti e a nessuno, alla disperata ricerca di utenti che lo seguano immischiando in questo tentativo i cantanti, gli autori, e gli stessi presentatori. Credo però che i cantanti in questo girone infernale siano davvero le uniche anime in pena. Senza rendersi conto che invece è proprio la loro personalità che ha assicurato al festival la propria esistenza durante questo mezzo secolo. Una riprova è il fatto che dei Sanremo del remoto passato ricordo le canzoni, e di quello più recente le vallette. Ah! Si, anche gli sponsor a dire il vero! E' lo stesso processo che sta mandando al tappeto la discografia italiana. Come un partito politico che non può più fare affidamento sull' ignoranza dei suoi elettori, e lentamente muore facendo promesse che non mantiene mai. Il Festival dei fiori era la gara che permetteva a pochi fortunati o bravi partecipanti di potersi chiamare a tutti gli effetti "veri cantanti". Ma ora in pochi lo trattano diversamente da quello che ha voluto stupidamente diventare, e cioè un normalissimo, comunissimo, e sempre più simile agli altri, ecco! Mi è venuta la parola che cercavo: "programma televisivo". Scusate la mia ignoranza ma Sanremo non è un varietà. Se è un varietà ditelo perchè il varietà dovrebbe avere come protagonista la fantasia. A me la fantasia piace! Ma che ci azzecca allora il "wrestler" John Cena con la fantasia? Perchè, in una gara fra artisti non si invitano grandi poeti o grandi scrittori, a parlare dell' incredibile meraviglia che è la creazione dell' arte, dello spettacolo, dell' intrattenimento, della musica, della scrittura? Cosa ce ne facciamo noi "giovani fantasiosi" degli attori di Hollywood che si (e ci) imbarazzano? Dei monologhi che ci addormentano? Forse in Rai e altrove si sono convinti stupidamente che la mia generazione, classe millenovecentottanta, abbia in testa solo acqua insipida. Ma sebbene l' Auditel suggerisca mentendo questo, si sbagliano. Ed è ovvio che trasformare Sanremo in un "programma televisivo" avvantaggi nettamente la contro-programmazione, fatta per lo più da altrettanto comuni e poco fantasiosi programmi televisivi. Non c'è nostalgia o rammarico per quel che è stato in passato, ma il futuro non promette niente di buono. Questo festival assomiglia un pò al ragazzo della Via Gluck, vive nel passato ma affronta male il presente e dovrà fare i conti con il futuro. E non certo per colpa della "scomoda" invadenza dei cinesi! A me pare che chi organizza il Festival ultimamente abbia fatto questo ragionamento: "Se prendo il 6, il 4, il 21, il 33, il 56, il 68 ed il 90 forse faccio Tombola." Regola che ha funzionato in passato quando le personalità di Bonolis e di Baudo avevano regalato ai cantanti in gara quell' importanza che forse meritavano, e si notava ancora come il presentatore "tifasse", anche per finta, non importa, per la musica, per l' artista. (C'è da dire che allo stesso tempo i cantanti erano dipendenti dal presentatore.) Questo Festival invece non sembra aver acceso i riflettori sulla musica, ma non è cosi grave, sono le radio che lo faranno per davvero al suo posto, anzi, lo stanno già facendo. E' inutile però che il Festival si prenda meriti che non ha. Soprattutto con la sezione giovani, che umilia cercando una scusa per non dire che è quasi di troppo, l' ospite mal digerito a tavola. Forse per questo, e me lo auguro, come è successo l' anno scorso, il pubblico premierà i dischi di questi coraggiosi e soprattutto pazienti eroi, bravi o meno che siano. Tra i Big speriamo che chi ha vinto lo abbia saputo davvero prima, almeno è preparato a quel che gli aspetta. E chi ha perso idem. (Un mio amico ieri sera ha sentenziato: "Anna Oxa sono 15 anni che si sente Madonna ma che non vende un disco!" Chi lo sa se è vero.) Ciò che è vero è che si parlerà ancora di audience, dell' incolpevole (o colpevole?) presentatore di turno, della bella e spontanea Ilary e del nostro capitan Totti, o della brava Victoria. Si parlerà bene. Si parlerà male. Poi non si parlerà più di niente, e forse, solo allora, nel silenzio, si potranno ascoltare canzoni. Siamo sicuri che in un paese come il nostro, che vive una tale crisi culturale, non sia cosi importante farlo? E' vero, la musica e l'Italia non sono più due innamorati. Ma nella vita, si sa, a volte può risuccedere.
Resta inteso che la scelta del quotidiano non è dovuta ad alcuna particolare ragione.
Se lo avessero pubblicato su Topolino mi avrebbe fatto piacere comunque.
CI FU UN TEMPO IN CUI LE CANZONETTE FACEVANO CULTURA
Il Festival di Sanremo e il suo pubblico si sono lasciati come si lasciano due fidanzatini già promessi sposi in una fredda notte di primavera. Una volta irrimediabilmente compresa la loro diversità, i due (non più) innamorati, per giunta un pò annoiati del carattere e dello stile del partner, si concedono un lungo bacio di addio e ognuno a casa sua. Fine. Ma torniamo sulla Terra. La verità è che il grande (per cosi dire) pubblico, il Festival dei fiori lo ha sempre guardato, e io con lui, come si guarda una importante partita di calcio della Nazionale. Con attesa, con una certa trepidazione, e con quel sentimento di partecipazione emotiva che ci contraddistingue (che sia un bene?) dal resto del mondo. "Ecco allora che vediamo l' arbitro fare segno con le mani che la partita può avere inizio! La vetrina di Sanremo ospita l' incontro. In platea la solita vecchia Italia, suddivisa come ha raccontato con brillante ironia Victoria durante la prima, inutilmente discussa, serata. Ma guardando i giocatori in campo la prima impressione è che sia una partita che non tiene per niente conto del Suo pubblico!" Eppure fa di tutto per cercarlo, per attirarlo, per non fargli cambiare canale. "C' è da dire che il gesto atletico è apprezzabile!" Senza rendersi conto però che 10 banconote false da 100 euro messe insieme non valgono niente. Sanremo, bello o brutto che sia, si è trasformato in questi anni in un...non mi viene la parola...ma purtroppo questo tentativo maldestro, di qualsiasi genere esso sia, è percettibile da casa, e ti innervosisce, a tal punto che per la gioia di tua moglie non cambi davvero canale! Spegni proprio la tv! Il Festival di S. Remo è una gara canora che nel corso degli ultimi anni ha perso credibilità non per l' alternanza dei presentatori, che volenti o nolenti ce la mettono tutta, ma a causa del suo cercare il consenso strizzando l' occhio a tutti e a nessuno, alla disperata ricerca di utenti che lo seguano immischiando in questo tentativo i cantanti, gli autori, e gli stessi presentatori. Credo però che i cantanti in questo girone infernale siano davvero le uniche anime in pena. Senza rendersi conto che invece è proprio la loro personalità che ha assicurato al festival la propria esistenza durante questo mezzo secolo. Una riprova è il fatto che dei Sanremo del remoto passato ricordo le canzoni, e di quello più recente le vallette. Ah! Si, anche gli sponsor a dire il vero! E' lo stesso processo che sta mandando al tappeto la discografia italiana. Come un partito politico che non può più fare affidamento sull' ignoranza dei suoi elettori, e lentamente muore facendo promesse che non mantiene mai. Il Festival dei fiori era la gara che permetteva a pochi fortunati o bravi partecipanti di potersi chiamare a tutti gli effetti "veri cantanti". Ma ora in pochi lo trattano diversamente da quello che ha voluto stupidamente diventare, e cioè un normalissimo, comunissimo, e sempre più simile agli altri, ecco! Mi è venuta la parola che cercavo: "programma televisivo". Scusate la mia ignoranza ma Sanremo non è un varietà. Se è un varietà ditelo perchè il varietà dovrebbe avere come protagonista la fantasia. A me la fantasia piace! Ma che ci azzecca allora il "wrestler" John Cena con la fantasia? Perchè, in una gara fra artisti non si invitano grandi poeti o grandi scrittori, a parlare dell' incredibile meraviglia che è la creazione dell' arte, dello spettacolo, dell' intrattenimento, della musica, della scrittura? Cosa ce ne facciamo noi "giovani fantasiosi" degli attori di Hollywood che si (e ci) imbarazzano? Dei monologhi che ci addormentano? Forse in Rai e altrove si sono convinti stupidamente che la mia generazione, classe millenovecentottanta, abbia in testa solo acqua insipida. Ma sebbene l' Auditel suggerisca mentendo questo, si sbagliano. Ed è ovvio che trasformare Sanremo in un "programma televisivo" avvantaggi nettamente la contro-programmazione, fatta per lo più da altrettanto comuni e poco fantasiosi programmi televisivi. Non c'è nostalgia o rammarico per quel che è stato in passato, ma il futuro non promette niente di buono. Questo festival assomiglia un pò al ragazzo della Via Gluck, vive nel passato ma affronta male il presente e dovrà fare i conti con il futuro. E non certo per colpa della "scomoda" invadenza dei cinesi! A me pare che chi organizza il Festival ultimamente abbia fatto questo ragionamento: "Se prendo il 6, il 4, il 21, il 33, il 56, il 68 ed il 90 forse faccio Tombola." Regola che ha funzionato in passato quando le personalità di Bonolis e di Baudo avevano regalato ai cantanti in gara quell' importanza che forse meritavano, e si notava ancora come il presentatore "tifasse", anche per finta, non importa, per la musica, per l' artista. (C'è da dire che allo stesso tempo i cantanti erano dipendenti dal presentatore.) Questo Festival invece non sembra aver acceso i riflettori sulla musica, ma non è cosi grave, sono le radio che lo faranno per davvero al suo posto, anzi, lo stanno già facendo. E' inutile però che il Festival si prenda meriti che non ha. Soprattutto con la sezione giovani, che umilia cercando una scusa per non dire che è quasi di troppo, l' ospite mal digerito a tavola. Forse per questo, e me lo auguro, come è successo l' anno scorso, il pubblico premierà i dischi di questi coraggiosi e soprattutto pazienti eroi, bravi o meno che siano. Tra i Big speriamo che chi ha vinto lo abbia saputo davvero prima, almeno è preparato a quel che gli aspetta. E chi ha perso idem. (Un mio amico ieri sera ha sentenziato: "Anna Oxa sono 15 anni che si sente Madonna ma che non vende un disco!" Chi lo sa se è vero.) Ciò che è vero è che si parlerà ancora di audience, dell' incolpevole (o colpevole?) presentatore di turno, della bella e spontanea Ilary e del nostro capitan Totti, o della brava Victoria. Si parlerà bene. Si parlerà male. Poi non si parlerà più di niente, e forse, solo allora, nel silenzio, si potranno ascoltare canzoni. Siamo sicuri che in un paese come il nostro, che vive una tale crisi culturale, non sia cosi importante farlo? E' vero, la musica e l'Italia non sono più due innamorati. Ma nella vita, si sa, a volte può risuccedere.
