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Tu
15 February 2006 @ 18:07
Tu
Le mie scuse dopo quattro anni
Caro cesare, ovviamente tu non mi conosci ed io si, ma forse quando ti ricorderò un fatto ti verrò in mente di sicuro. sono un tuo quasi coetaneo di bologna, mi ricordo ti te al liceo e quando sei diventato famoso credo di averti odiato come è difficile odiare qualcuno, tu e gli altri ragazzi fighetti con cui suonavi. faccio un passo indietro. 16 mesi fa è morto in un incidente stradale mio padre e da allora la mia vita è totalmente cambiata, sono di fatto il capofamiglia che si è dovuto fare carico di una madre paralizzata e che ha dovuto abbandonare la vita da studente cazzaro per lavorare, e fortuna che ho trovato un lavoro. torno a casa distrutto, esco solo la domenica perchè non posso tirarmi indietro dalle mie responsabilità. insomma la mia vita è totalmente cambiata. in questi mesi di dolore e sofferenza ho capito molte cose della mia vita, della vita, che solo ora riesco a vedermi com'ero, quando studentello sborone passavo il mio tempo come avviene ai tanti studenti di bologna. Ed è proprio in una di queste serate al matis che, assieme ai miei amici ti incrociammo circa tre quattro anni fa. ricorderai che uno di noi ti provocò sbattendosi contro di te e insultandoti e noi tutti facemmo la stessa cosa.
in questi anni ho letto alcune tue interviste in cui parli di tuo padre anziano, e non so perchè mi hai tanto ricordato la mia vicenda e ora ti vedo come un ragazzo normale e capisco come in gruppo si perda il senso delle cose, dell'educazione e del rispetto, staccando il cervello e facendo andare avanti la propria aggressività, la propria frustrazione, la propria rabbia e insoddisfazione.
ti chiederai perchè ti scrivo questa? avrei voluto farlo con una lettera ma non so dove spedirla, però vorrei chiederti scusa per una cosa gratuita, provocatoria, che ricordo anche con imbarazzo perchè tu reagisti con uno sguardo di chi angherie di questo tipo ne doveva subire quotidianamente. Non servirà, ma ti chiedo scusa per quel gesto, e mi dispiace si abbiano atteggiamenti simili per persone che forse non sono così diverse da noi e nè tantomeno sono come la tv o i giornali le fanno apparire. A bologna sia siamo strani, perchè tutto ciò che esce dalle mura è visto con la puzza sotto il naso, come tutti i posti di provicia.
Caro mio coetaneo,
quello che mi hai scritto è importante, per me. Cosi importante che spiegarlo è difficile.
Ho voluto pubblicare sul Blog le tue parole non perchè possano fare chiarezza, ne' perchè siano da esempio di quello che ogni tanto timidiamente racconto in qualche stupida intervista, ne' perchè sia particolarmente fiero di portare avanti la mia vita voltando le spalle ai dolori.
La voglio pubblicare perchè io non sono mai stato capace di essere una sola cosa.
Ho provato ad essere un cantante, e mi è sempre mancato qualcosa, probabilmente la mia vita. Ho provato a non esserlo, e mi accorgevo che non potevo essere altro.
Ogni volta che mi cerco, mi perdo.
Ma mi ritrovo nelle tue parole, perchè danno lo stesso valore che do io a quello che mi circonda, all'esistenza.
La tua "lettera" non può essere dispersa fra le altre, senza nulla togliere a chi scrive: "ciao sono qui" o una poesia, o un complimento o altro.
Non posso lasciarla li perchè in quello che scrivi ci sono io.
Tu te ne starai qui con me, perchè quando eravamo nello stesso locale quella sera, ancora non sapevi che saremmo diventati adulti insieme, pur non frequentandoci, pur non essendo amici.
E invece è andata cosi.
"C'è sempre un velo di tristezza nei tuoi occhi" mi dicono molte persone che mi frequentano. E molto probabilmente vengo giustificato sempre perchè nella vita scrivo canzoni. Come a dire che chi scrive canzoni chissà quali tarli ha nella sua testa.
Invece non è cosi, ovviamente. Il problema è che la verità fa male più di ogni altra cosa.
Sapere è dolore, non c'è dubbio.
Io mi porto sulle spalle tante gioie, tante soddisfazioni della vita, ma mi dispiace, ho una catena legata al cuore che toglie senso alle cose. Questa catena si chiama "vita". E più è importante, più cerchi di darle importanza, più è tremenda e terribile.
Io non sono più la stessa persona da quando ho scoperto questo.
Non sono più la stessa persona.
Mi ricordo benissimo di quella sera. E non perchè io sia famoso per la mia buona memoria.
Mi ricordo bene soprattutto le facce dei tuoi amici, e anche come erano vestiti. Ricordo bene anche i miei di amici, intorno a me, sempre pronti a indossare l'armatura quando mi succedono cose del genere. Ricordo bene le mie scuse e il profondo imbarazzo che porto tutt'ora nei loro confronti perchè ormai da sette anni a causa mia ne hanno passate di cotte e di crude, di belle e di brutte.
Ma non ho mai pensato che qualcuno fosse mio nemico.
Avrei semplicemente voluto, ogni volta, chieder: "...perchè?".
Non ho mai pensato che essere famosi dia un senso alla vita. E questo mi fa "sguillare" agilmente fra i mali che si porta dietro questa posizione.
Però una cosa la ho sempre pensata, a torto: "E' colpa mia."
E questo invece si che mi ha fatto molto male.
Perchè non è colpa mia.
Non voglio che tu mi chieda scusa amico mio.
Sapere è dolore. Ma dolore è amore. E io credo in te adesso, non in quello che eri quando non sapevi.
Vorrei che tu sapessi che puoi andare fiero di te.
Ciao
