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Essere o non essere
07 April 2006 @ 13:26
Essere o non essere
Barcellona, 21 Aprile.
"Forse un uomo solo coi suoi pensieri può far qualcosa di importante. Se solo ci promettessero che non è vano l'andar per mare, lo scuotere le mani e cascar per terra in cerca di un sorriso compiacente, o se almeno qualcuno recitasse la parte dell'attore ammettendo che di questo si tratta. Ma è della morte che si tratta per l'amor del cielo!
Tutti sempre insieme a cercar la nostalgia come riparo all'eleganza di un saluto.
E' un mistero.
Che bella cosa. Se fosse prematura ed invadente la mia morte invece che tanto attesa. Ma che becero ignorante è colui che pensa di sfuggirne con un paio di espressioni recitate? O con un "forse ti amerò per sempre". Che mi colga come un soffio nella schiena! E' quel che vorrei, piuttosto che la previsione di un metereologo ingombrante, mentre sto per mare. Tutti a scegliere un lavoro, un partito, un bisogno, un qualcosa e meritarlo. Invece scopro sempre più come sia giusta, e più pulita, l'incoerenza di una scelta! Io mi uccido!"
Questo è quel che pensava quel tizio incappucciato mentre camminava a testa bassa per le vie del centro di Barcellona, proprio lui che vive più nascosto di una talpa. Quanta poca speranza aveva nel suo volto senza dubbi né speranza. Mille rughe tra il suo mento e le sue scapole.
Quel tizio andava spento verso il suo ultimo, incoerente, appuntamento.
L'analista.
Entrando nel suo studio ricco di pazienti già in attesa del suo volto noto, il dott. Mendoza, analista "pluritutto" e bilionario, uomo bugiardo quanto Santo, trasmetteva sicurezza. Centinaia di pazienti ogni anno curavano le proprie paure, l'ansia, i dolori di una vita intera tramite i suoi molti consigli, le sue tante risposte, e alle volte qualche goccia di VALIUM al posto di una meritata carezza. Tra i suoi pazienti si contano: benestanti depressi in cerca di una luce che fosse una oltre il loro naso, poveri ignoranti separati e con due figli, ragazze addomesticate a dir troppe volte "no" per poi trovarsi sole e male accompagnate, madri perdute, matti e poi quel tizio, dall'aria sperduta e desolata.
E con la stessa aria disperata quel tizio entrò in sala d'aspetto e attese seduto assieme ai suoi pensieri un'ora buona, prima che il Dottore, spavaldo come al solito, fece il suo nome.
"Buongiorno, lei è il signor Pablo Gonzalez?"
"Si, sono io."
"Prego.."
Giusto qualche secondo di silenzio e Pablo era già sdraiato sulla poltrona dello strizzacervelli.
"Ora mi dica con calma e in modo dettagliato il suo problema."
"Dott. Mendoza! Mi aiuti. Mi sento giù. Vorrei dirle disperato, ma ne ho vergogna. Cinquant'anni fra due giorni e non ho moglie, non ho figli. Ho sempre lottato, per il mio lavoro, che ho amato come la donna più affascinante di una vita. Ma non sapevo... come dire, che fosse ingiusto. Ci ho creduto come un bambino che sognava un paradiso che io, in cuor mio pensavo meritato. E invece mi guardi ora, non ho altro che me, nei miei sogni. Ma vorrei l'amore di una donna, una cena con qualcuno che sappia già di quel che parlo. Ho vissuto con tanta forza mi creda. Ho navigato per mare, sempre in attesa di una nuova tempesta, come un cane randagio inseguivo il mio cuore pensando: "è mio!". Ma sono giunto al punto di non ritorno. E per questo sono venuto da lei. Credo di non farcela. Passo ore ed ore davanti allo specchio a piangere, urlare, persino vomitare qualche volta. Sto perdendo me stesso, senza vie d' uscita. L'unica certezza alla quale sento di potermi attaccare è la morte. Le lacrime che verso ogni giorno appaiono a tutti i miei amici, ma che dico amici, a tutti gli esseri umani, ingiustificate. Persino qualcuno ha osato rimproverarmi: "Non sai quel che dici Pablo!"
Ma lei deve credermi dottore, sono un uomo finito. E' cosi che mi sento. Senza speranza. Senza nulla nella mia mano. E più la stringo e più è il vuoto che mi pare di aver afferrato. Voglio essere sincero con lei. Le confido un segreto, io mi voglio uccidere."
Il dottore non attese troppo e lo incalzò con una domanda.
"Da quanto tempo si sente cosi?"
"Mi sento cosi da tanto tempo, ma è solo oggi che ho pensato alla morte. E ne ho avuto coscienza. Preferisco morire che vivere cosi."
"Questo lo ha fatto sentire meglio?"
"Si."
"Vede, signor Pablo, lei non ha nulla di grave. Il suo problema è un problema comune di questi tempi. Si chiama "depressione sociale". Alt! E' un termine che non le deve far paura. Ho curato più di duemila pazienti che accusavano gli stessi suoi sintomi nella mia carriera, e quasi sempre, sono riuscito a guarirli senza medicine, "goccine" o quant' altro. Mi creda. Il suo problema è ben più lieve di quel che lei pensa. L'unica cosa che deve far per uscire da questa... come dire... trappola in cui è caduto è ritrovare la gioia di vivere partendo dalle piccole cose. Ad esempio..."
Il Dottor Mendoza appariva quasi illuminato mentre parlava.
"...vada al cinema, legga un libro che le interessa... anzi, ancora meglio! Vada con qualche amico a farsi una sana risata al "Circo Internazionale di Barcellona"! Ci sono stato con le mie due figlie la settimana scorsa, e non le dico la gioia di vedere cosi tanta gente insieme, riunita per divertirsi. C'è un clown fenomenale, è l'attrazione della serata... straordinario! Lo chiamano "El GoGo". Lei non ne ha idea! Mi viene ancora da ridere se ci penso. Anche io che non mi lascio andare a certe... come dire... scenate isteriche, mi sono dovuto ricredere. E' il più bravo in città! Vedrà, le farà senz'altro bene. "El GoGo" è irresistibile, farebbe ridere anche un morto! Ci faccia un salto. Poi mi saprà dire."
Pablo era immobile. Il Dottor Mendoza a gambe accavallate faceva capire col suo sguardo concentrato che non solo quello che diceva era il vero, ma anche che era finito il tempo a sua disposizione.
Quel tizio, come lo avevo chiamato? Pablo! Si ecco, Pablo, si alzò dalla sedia senza dire una parola, neanche un sospiro a reggere i suoi passi lenti verso la porta di uscita. Ma proprio mentre stava per lasciare lo studio qualcosa lo interruppe nel suo lento abbandonarsi all'uscita. Si volse di nuovo verso il Dottore con aria terrorizzata, guardandolo negli occhi.
Il dottore era abituato ai ringraziamenti dei suoi pazienti, e a dire il vero se li prendeva volentieri.
"Mi dica.."
Gli occhi di Pablo sembravano piscine rigonfie di lacrime.
"Dottor Mendoza..."
"Si...?"
"El GoGo... sono io."
Liberamente ispiratomi da una barzelletta raccontatami da Groucho Marx in persona nella sua autobiografia.
"Forse un uomo solo coi suoi pensieri può far qualcosa di importante. Se solo ci promettessero che non è vano l'andar per mare, lo scuotere le mani e cascar per terra in cerca di un sorriso compiacente, o se almeno qualcuno recitasse la parte dell'attore ammettendo che di questo si tratta. Ma è della morte che si tratta per l'amor del cielo!
Tutti sempre insieme a cercar la nostalgia come riparo all'eleganza di un saluto.
E' un mistero.
Che bella cosa. Se fosse prematura ed invadente la mia morte invece che tanto attesa. Ma che becero ignorante è colui che pensa di sfuggirne con un paio di espressioni recitate? O con un "forse ti amerò per sempre". Che mi colga come un soffio nella schiena! E' quel che vorrei, piuttosto che la previsione di un metereologo ingombrante, mentre sto per mare. Tutti a scegliere un lavoro, un partito, un bisogno, un qualcosa e meritarlo. Invece scopro sempre più come sia giusta, e più pulita, l'incoerenza di una scelta! Io mi uccido!"
Questo è quel che pensava quel tizio incappucciato mentre camminava a testa bassa per le vie del centro di Barcellona, proprio lui che vive più nascosto di una talpa. Quanta poca speranza aveva nel suo volto senza dubbi né speranza. Mille rughe tra il suo mento e le sue scapole.
Quel tizio andava spento verso il suo ultimo, incoerente, appuntamento.
L'analista.
Entrando nel suo studio ricco di pazienti già in attesa del suo volto noto, il dott. Mendoza, analista "pluritutto" e bilionario, uomo bugiardo quanto Santo, trasmetteva sicurezza. Centinaia di pazienti ogni anno curavano le proprie paure, l'ansia, i dolori di una vita intera tramite i suoi molti consigli, le sue tante risposte, e alle volte qualche goccia di VALIUM al posto di una meritata carezza. Tra i suoi pazienti si contano: benestanti depressi in cerca di una luce che fosse una oltre il loro naso, poveri ignoranti separati e con due figli, ragazze addomesticate a dir troppe volte "no" per poi trovarsi sole e male accompagnate, madri perdute, matti e poi quel tizio, dall'aria sperduta e desolata.
E con la stessa aria disperata quel tizio entrò in sala d'aspetto e attese seduto assieme ai suoi pensieri un'ora buona, prima che il Dottore, spavaldo come al solito, fece il suo nome.
"Buongiorno, lei è il signor Pablo Gonzalez?"
"Si, sono io."
"Prego.."
Giusto qualche secondo di silenzio e Pablo era già sdraiato sulla poltrona dello strizzacervelli.
"Ora mi dica con calma e in modo dettagliato il suo problema."
"Dott. Mendoza! Mi aiuti. Mi sento giù. Vorrei dirle disperato, ma ne ho vergogna. Cinquant'anni fra due giorni e non ho moglie, non ho figli. Ho sempre lottato, per il mio lavoro, che ho amato come la donna più affascinante di una vita. Ma non sapevo... come dire, che fosse ingiusto. Ci ho creduto come un bambino che sognava un paradiso che io, in cuor mio pensavo meritato. E invece mi guardi ora, non ho altro che me, nei miei sogni. Ma vorrei l'amore di una donna, una cena con qualcuno che sappia già di quel che parlo. Ho vissuto con tanta forza mi creda. Ho navigato per mare, sempre in attesa di una nuova tempesta, come un cane randagio inseguivo il mio cuore pensando: "è mio!". Ma sono giunto al punto di non ritorno. E per questo sono venuto da lei. Credo di non farcela. Passo ore ed ore davanti allo specchio a piangere, urlare, persino vomitare qualche volta. Sto perdendo me stesso, senza vie d' uscita. L'unica certezza alla quale sento di potermi attaccare è la morte. Le lacrime che verso ogni giorno appaiono a tutti i miei amici, ma che dico amici, a tutti gli esseri umani, ingiustificate. Persino qualcuno ha osato rimproverarmi: "Non sai quel che dici Pablo!"
Ma lei deve credermi dottore, sono un uomo finito. E' cosi che mi sento. Senza speranza. Senza nulla nella mia mano. E più la stringo e più è il vuoto che mi pare di aver afferrato. Voglio essere sincero con lei. Le confido un segreto, io mi voglio uccidere."
Il dottore non attese troppo e lo incalzò con una domanda.
"Da quanto tempo si sente cosi?"
"Mi sento cosi da tanto tempo, ma è solo oggi che ho pensato alla morte. E ne ho avuto coscienza. Preferisco morire che vivere cosi."
"Questo lo ha fatto sentire meglio?"
"Si."
"Vede, signor Pablo, lei non ha nulla di grave. Il suo problema è un problema comune di questi tempi. Si chiama "depressione sociale". Alt! E' un termine che non le deve far paura. Ho curato più di duemila pazienti che accusavano gli stessi suoi sintomi nella mia carriera, e quasi sempre, sono riuscito a guarirli senza medicine, "goccine" o quant' altro. Mi creda. Il suo problema è ben più lieve di quel che lei pensa. L'unica cosa che deve far per uscire da questa... come dire... trappola in cui è caduto è ritrovare la gioia di vivere partendo dalle piccole cose. Ad esempio..."
Il Dottor Mendoza appariva quasi illuminato mentre parlava.
"...vada al cinema, legga un libro che le interessa... anzi, ancora meglio! Vada con qualche amico a farsi una sana risata al "Circo Internazionale di Barcellona"! Ci sono stato con le mie due figlie la settimana scorsa, e non le dico la gioia di vedere cosi tanta gente insieme, riunita per divertirsi. C'è un clown fenomenale, è l'attrazione della serata... straordinario! Lo chiamano "El GoGo". Lei non ne ha idea! Mi viene ancora da ridere se ci penso. Anche io che non mi lascio andare a certe... come dire... scenate isteriche, mi sono dovuto ricredere. E' il più bravo in città! Vedrà, le farà senz'altro bene. "El GoGo" è irresistibile, farebbe ridere anche un morto! Ci faccia un salto. Poi mi saprà dire."
Pablo era immobile. Il Dottor Mendoza a gambe accavallate faceva capire col suo sguardo concentrato che non solo quello che diceva era il vero, ma anche che era finito il tempo a sua disposizione.
Quel tizio, come lo avevo chiamato? Pablo! Si ecco, Pablo, si alzò dalla sedia senza dire una parola, neanche un sospiro a reggere i suoi passi lenti verso la porta di uscita. Ma proprio mentre stava per lasciare lo studio qualcosa lo interruppe nel suo lento abbandonarsi all'uscita. Si volse di nuovo verso il Dottore con aria terrorizzata, guardandolo negli occhi.
Il dottore era abituato ai ringraziamenti dei suoi pazienti, e a dire il vero se li prendeva volentieri.
"Mi dica.."
Gli occhi di Pablo sembravano piscine rigonfie di lacrime.
"Dottor Mendoza..."
"Si...?"
"El GoGo... sono io."
Liberamente ispiratomi da una barzelletta raccontatami da Groucho Marx in persona nella sua autobiografia.
